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Come fare un bel sito

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Come fare un bel sito?

Questa è la domanda che, prima o poi, chiunque voglia essere presente sul Web, si pone.

Cominciamo con i dovuti disclaimer: quelle che scriverò sono solo ed esclusivamente mie opinioni, non è la verità assoluta, forse però dovresti, in ogni caso, darmi ascolto.

Pensi che stia parlando di te, sì, è probabile che stia parlando, proprio, della tua (in)competenza.

Fatte le dovute specificazioni, torniamo all’argomento, che poi vengo ripreso perché divago troppo: Come fare un bel sito?

Il design

Facciamo un passo indietro. Progettare e disegnare un sito è esattamente come disegnare e progettare un ponte, una strada, un tostapane, né più, né meno.

Nel mondo del web si è diffusa una strana credenza, che non è un mobile, è proprio una errata interpretazione di un concetto fondamentale: il concetto di design, di design industriale, concetto che noi italiani abbiamo sviluppato all’estremo negli anni ’60 e ’70.

Steve Jobs

Un genio, Steve Jobs(1955 – 2011), disse:

It’s not just what it looks like and feels like. Design is how it works.

Che tradotto in italiano, suona così:

Il design non riguarda solo l’aspetto del prodotto, o l’effetto che fa tenerlo in mano. Il design è come funziona.

Steve Jobs l’ha detta giusta poi vi spiegherò il perché. Il problema è di come è stata recepita, o meglio della comprensione del testo.

Di tutto il messaggio del co-fondatore di Apple, ciò che è stato recepito è che le cose devono essere, esteticamente, bellissime, tutto il resto è andato perduto.

(in)comprensione

In nome di questa (in)comprensione del testo, si sono perpetrati i più gravi crimini contro il povero e inconsapevole Web, contro i poveri  e inconsapevoli utenti e contro i poveri e inconsapevoli business.

I market place

Themeforest (ma anche tutti gli altri market place, parlo di lui solo perché è il più noto) è il punto nodale di questa (in)comprensione del testo: ha fatto convergere quasi tutti i seguaci di questa religione.

Ti stai chiedendo cosa è themeforest, scusami, l’avevo dato per scontato.

Themeforest è un market place, un mercato virtuale per creatori di temi grafici per WordPress, ma anche per altre piattaforme, che permette ai creatori di temi grafici e plugin, di incontrare la richiesta degli utilizzatori e quindi di vendere le proprie “opere d’arte”.

Su themeforest la ricerca è estetica, vengono utilizzate immagini evocative e il risultato è: bello per bello.

Il cliente che, giustamente, non ha alcuna competenza nella progettazione e disegno di siti web, tende a guardare solo l’estetica ma tu, professionista, dovresti avere la preparazione richiesta (altrimenti perché un cliente si rivolgerebbe ad un/una professionista?) e dovresti spiegare al cliente perché la scelta effettuata è errata.

Ora, tu, professionista, che invece di spiegare al cliente che sta sbagliando e che sei quello/a che saccheggia themeforest, quotidianamente, alla ricerca di temi che dovresti realizzare tu (sei un/a professionista, o no?), tra l’altro, perché proponi al cliente quel tema, sì, proprio quel tema?

Orrore e raccapriccio

Un tema che in home page ti pubblica decine di immagini a width 100%, che ti elenca i post, uno ad uno, con relativa immagine, lo scroll che ti mette a tutto schermo un singolo post: hai mangiato pesante ieri notte?

Un tema che, quando arrivi al singolo post tramite un link su social network, ti presenta un’immagine a tutto schermo e una frase, che è il titolo, sulla quale non puoi fare clic; ah, era solo una citazione, non c’è nessun articolo, a no, aspetta, faccio un po’ di clic a casaccio.

Niente, vabbè, gioco un po’ con il magic mouse, sfioro e faccio uno scroll, mi si apre una roba bianca, a destra, c’è del testo: eureka, è l’articolo!

Ma come è ben studiato questo tema, è proprio comodo.

Mi raccomando, poi, quando arriva l’utente che ti dice che non riesce a leggere il post, digli che per te funziona tutto bene.

In pratica hai dato del cretino al tuo utente, ma forse, il cretino sei tu, prima per aver scelto un tema di merda che soddisfa solo il tuo ego, poi per essere un incompetente, visto che ci sarà un js scritto con il culo, scusatemi il termine tecnico, che tu non sai come correggere. Tanto per fare un esempio, è come se in un hotel chiamaste la reception perché non riuscite ad aprire la porta della camera e loro vi rispondessero che con la loro chiave si apre, magari state provando ad aprire la porta sbagliata oppure vi hanno dato la chiave errata, in pratica avete perso un cliente.

Un texan, half pound, cheeseburgher al tre!

menu mobile hamburgerUn bel 10+ poi lo dobbiamo dare per l’intelligenza, creativa, che vi ha portato a sostituire il menù di navigazione, in modalità desktop, con l’hamburger. Sì, l‘hamburger è quella roba li, l’immagine qui a destra, quella che vedete sui vostri telefonini  e non capite a che serve.

UPDATE 1 luglio 2016: anche su usabile.it lo confermano!

Se su un sito mobile potrebbe avere senso, forse, su un sito desktop, per me è una cagata pazzesca! (Scusami signor Fantozzi se mi approprio di una delle tue perle, migliori)

Un clic è per sempre, o meglio, il deserto dei Tartari

Dovete sapere che, ogni giorno, una quantità enorme di persone passa la propria giornata a studiare soluzioni per ridurre al minimo i clic che deve fare un utente per raggiungere il contenuto. È cosa di pubblico dominio, basta utilizzare un motore di ricerca qualsiasi. Ad ogni clic perdi una grossa fetta di utenti, e aumenta in scala logaritmica ad ogni clic, fino a rimanere deserto, il tuo sito, ovviamente.

Tu sei più brava/o, sei più furbo/a e quindi decidi di costruire un labirinto di clic, per rendere sempre più difficile la navigazione al tuo utente, perché il tuo scopo è quello di perdere utenti, non attrarli.

Sono in dubbio se credere che tu sia un genio o un cretino/a, aspetta, il dubbio mi è passato, so esattamente cosa sei.

User first

Mobile first, il mantra, la parola d’ordine dei nuovi guru, degli pseudo guru, tua; cazzate, cazzate e ancora cazzate!

User first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, user first, ti è chiaro?

User first!

Ciò che conta, è solo ed esclusivamente l’esperienza utente.

Devi studiare e disegnare il tuo sito in base all’esperienza utente, devi fare in modo che l’utente possa trovare subito e in fretta le informazioni, quante volte vedo siti di alberghi e ristoranti dove per trovare numero di telefono e indirizzo devo fare la caccia al tesoro, troppe volte.

Devi coccolare il tuo utente, aiutarlo, devi rendergli la vita facile, a meno che tu abbia dei buoni motivi per non far sapere nulla di te, ma in quel caso, I suppose, non ti apri un sito su internet.

Mobile first è una stronzata, chiunque strutturi la progettazione in base a una tecnologia, è un cretino/a.

AI tempi degli antichi romani la tecnologia faceva passi da gigante in centinaia di anni, nel ‘900 in decine, ora in decine di secondi, ciò che è valido ora, potrebbe non esserlo più domani: la tecnologia va utilizzata, non deve utilizzare noi.

Per prima cosa studia chi sono i tuoi utenti, cosa fanno, come si comportano, poi realizza il tuo sito utilizzando le tecnologie e le tecniche migliori, disponibili al momento, per aiutarli a raggiungere i contenuti.

Sviluppa in modo da sfruttare al meglio queste tecnologie, quindi sviluppa un sito mobile perfetto per tutti i dispositivi mobili, sviluppa il sito desktop perfetto per tutti i browser e per tutte le piattaforme e sviluppa, in generale, mettendo in primo piano l’utente, non il tuo ego smisurato, non una tecnologia.

Monitora sempre il comportamento del tuo utente, perché dovrai fare continui aggiustamenti e miglioramenti, perché non è detto che tutto quello che hai progettato e pensato sulla carta, poi, sia giusto.

The end?

And last, but not least (e per ultimo ma non meno importante), crea ottimi contenuti, contenuti di qualità e soprattutto, contenuti accessibili, sì, accessibili; accessibile significa dare importanza a tutti i propri utenti e, egoisticamente parlando, significa non discriminare una parte importante di utenti potenziali e poi, accessibile, significa corretto.

Yes, the end

Steve Jobs l’ha detta giusta poi vi spiegherò il perché.

Siete ancora in attesa della spiegazione che vi avevo promesso all’inizio del post?

Se non l’avete trovata non è colpa mia, e se siete professionisti del Web e non avete trovato la risposta, cambiate mestiere.

(n.d.a.: mi scuso per aver utilizzato una terminologia troppo tecnica, cretino, cagata, etc. ma nel contesto era fondamentale essere molto tecnici e precisi. Nessun sito è stato maltrattato durante la scrittura di questo articolo. Se volete sapere come si fanno bene le cose, pagatemi o pagate un altro professionista, accertatevi, però, che non sia uno di quelli di cui parlo in questo post. Se volete insultarmi, fate pure, ho le spalle larghe e fondamentalmente non me ne frega nulla. Se vi ho aiutato, sono felice. Una birra non la rifiuto, mai)

 

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Published inIl Wolly pensieroWordpress

6 Comments

  1. Date un nobel a quest’uomo. Condivido tutto!

    • @Lauryn, grazie mille, ma il Nobel è eccessivo 🙂

      Una cena? 🙂

  2. Davvero ottimo articolo, che scuote le coscienze ed invita alla professionalità ! Ci dimentichiamo che stiamo comunicando con persone, e non con cliché. L’utente è una persona in carne ed ossa. A prescindere dalla tecnologia che impiega.

  3. Bravo, bene, bis!!!
    Io mi ritrovo attualmente a risolvere problemi creatimi da un “professionista” e penso proprio di fargli avere il tuo post, così, perché almeno lo legga.

  4. L’articolo è (vecchio, se consideriamo un anno e passa dalla pubblicazione) e provocatorio.
    Bisogna fare una distinzione di mobile first, tecnologico e semantico.
    Preso ad oggi “mobile first” significa che tecnologicamente si deve disegnare / progettare / sviluppare all’inverso, rispetto a qualche anno fa.

    Ma all’inverso non significa che non debba esser fatto per tutti i dispositivi, semplicemente ad oggi i navigatori sono al 60% in mobilità. Dati di fatto.

    User first, prima, come ora, è a prescindere dal dispositivo.
    Se non avete capito questo non avete capito il significato di responsive design e nel 2016 è vergognoso.

    Non intervengo in modo pesante sulla discussione dei temi, perché ci vorrebbero troppi dettagli, dico solo che se sei un professionista, un vero professionista, SAI come, dove e quando sopratutto intervenire e utilizzarli, a differenza dello smanettone.
    Perché? Perché un professionista non fa il sito, un professionista segue per il cliente una strategia di comunicazione e marketing che non si finalizza al mero visualizzare delle info su un sito.

    Forse se vi affidate agli smanettoni un po’ ve lo meritate di avere le schifezze sul sito 😉

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