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Elogio delle parole

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Parole

Cominciano in prima elementare, per i più sfortunati, anche prima, a farci il lavaggio del cervello; le parole sono belle, le parole sono importanti, le parole sono il fulcro della comunicazione, devi sapere utilizzare al meglio le parole.  Sempre.  Comunque. Dovunque.

La maggioranze delle persone, per fortuna, non imparerà mai a utilizzare le parole, a parlare in italiano e nemmeno a scrivere.

Queste sono le persone più fortunate, e vedremo più avanti il perché.

Arte, poesia, affabulazione

Una esigua minoranza, per fortuna, si innamorerà delle parole, si innamorerà come nemmeno l’amore per un gattino, si dedicherà allo studio delle parole, lavorerà continuamente per migliorare l’utilizzo delle parole, arriverà a padroneggiare le parole in un modo tale che, le altre persone assisteranno alla declamazione dei loro componimenti, rapiti, innamorati, persi in un’estasi dei sensi che non riescono nemmeno a comprendere.

Queste persone, la maggioranza, arriveranno adoranti, in processione, portando doni, portando lodi sperticate, senza capirne bene il perché.

Tìmeo Dànaos et dona ferentis

Mi perdoni Virgilio, non voglio rovinare la sua arte, sfrutto una delle sue citazioni più famose, perché mi aiuta nel mio, misero, discorso.

Il cavallo di Troia

C’è una differenza sostanziale tra il cavallo di troia e i doni che offrono le persone del primo tipo a quelle del secondo; i greci avevano un piano, prendere e distruggere Troia, gli adulatori, no, non hanno alcun piano, vogliono solamente partecipare e sentirsi partecipi di tanta arte, che non comprendono fino in fondo. Succede così che i  doni e le adulazioni, fungano come il cavallo per i troiani, diventino la vera sconfitta di chi padroneggia, tanto bene, l’arte delle parole.

Si innesca un circolo vizioso che porterà al miglioramento continuo, alla ricerca della perfezione stilistica, e trasformerà il mondo in un mondo dove solo le parole hanno diritto di abitare.

Le parole sono fatti e i fatti sono parole, fatti, parole, parole, parole.

Ecco, il mondo è fatto di parole, le parole prendono il sopravvento, su tutto, le parole diventano l’unico dio, l’unica ragione di vivere e l’unico modo di comunicare, i fatti non esistono, i fatti sono, solo, parole.

Ora arriviamo al perché le persone del primo tipo, la maggioranza, sono quelle fortunate.

I fortunelli

Non amando e non sapendo utilizzare le parole sono costretti a sopperire, a questa mancanza, con i fatti. Trovandosi di fronte a una mela, non la glorificheranno con parole dolci, suadenti, poetiche, la mangeranno e sopravviveranno, mentre le persone del secondo tipo, tutte prese dalle parole, la lasceranno marcire, e poco alla volta, periranno, per la fame.

Vero, prima ho scritto che coloro che non padroneggiano le parole, arrivano estasiati ad ascoltare i virtuosi del linguaggio, portano lodi, lodi sperticate, ammirazione, senza neanche comprendere il perché lo fanno ma arriva il momento in cui si chiederanno: “Si, è bellissimo, ma quando si mangia?”

A quel punto, ordinati e un po’ delusi, si gireranno e andranno in mensa, prenderanno il vassoio, e si nutriranno di roba cattiva, poco elegante, magari anche volgare, ma si nutriranno, lasciando i virtuosi a nutrirsi solo delle parole, parole che, poco alla volta, porteranno alla solitudine e alla fine.

The end

Arriva sempre il momento, quel momento, quello in cui verrà chiesto di dimostrare con i fatti, quanto promesso con le parole, e quel momento sarà drammatico, spesso, quasi sempre.

redde rationem

Mi scuserà il buon Luca, se mi sono permesso di utilizzare le sue parole, sacre, per esprimere un concetto non così sacro.
Il giorno del redde rationem arriva, arriva sempre, puntuale come la morte, quella di Samarcanda, quella che aveva paura di avere sbagliato, arriva e se non sei pronto, puoi utilizzare le parole più belle del mondo, puoi declamare le poesie più dolci del mondo, puoi, a parole, fare le promesse più sublimi ma ti porta via lo stesso.

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Concludo con una citazione colta:

Fatti, non pugnette!

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