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L’importanza del decidere, accettare i propri fallimenti

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.
Gustave Doré: Don Quijote de La Mancha and Sancho Panza, 1863
Gustave Doré: Don Quijote de La Mancha and Sancho Panza, 1863

Ora che ho compiuto i 18 anni, passati da qualche giorno, uno più uno meno, non importa, posso raccontarvi una delle cose più importanti, che mi ha insegnato la vita.

Quando ero giovinetto pensavo che insistere fosse la cosa giusta, insistere per raggiungere un obiettivo, anche se non cambiava mai nulla. Impegnavo molto tempo, fosse per la scuola, per una ragazza, per il lavoro, per lo sport. Insistevo nonostante tutto, mi incaponivo e non comprendevo perché le cose non andassero come desideravo io.

Molto prima di me, Albert Einstein, sembra, disse:

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi.

Non penso di essere stato folle, penso di essere stato ingenuo, convinto che l’impegno, i sentimenti, la passione, le capacità, dipende dal contesto, fossero sufficienti.

No, non era così, incaponirsi non è la soluzione, bensì un ripiego, credere che prima o poi le cose cambieranno, da sole, non è la soluzione, questo ho imparato.

Ho imparato che, nonostante la passione, il desiderio, le capacità i sentimenti, è inutile insistere a voler tenere in piedi cose che non funzionano, se le cose non si mettono nei binari giusti, in fretta, è inutile sperare in miracoli, perché i miracoli non esistono.

Ho imparato a decidere, a decidere di chiudere, di cambiare e per questo, nei miei primi diciotto anni e spicci, ho cambiato spesso vita, lavoro, amicizie, passioni, amori e posso solo dirvi che, sebbene sia doloroso cambiare, al momento, poi con il tempo, non me ne sono mai pentito.

Qualunque sia l’ambito, l’importante è decidere, prendere una decisione perché decidere è ciò che fa la differenza tra chi non fa e chi fa.

A volte può essere confortevole vivere senza decidere, accettare passivamente quello che succede, vivere nel dolore e nella sofferenza in attesa che qualcosa cambi, cosa che non succederà mai, non ci si sente responsabili, si può dare la colpa dei propri fallimenti al destino cinico e baro. Non è così. La colpa, se non prendiamo decisioni, anche dure e impopolari, è solo nostra, non esiste un destino cinico e baro, esistiamo solo noi e le nostre (non) scelte.

Datevi quindi dei tempi, degli obiettivi, e se non li raggiungete non fate l’errore di Don Chisciotte della Mancia, accettate le situazione e mettete un punto a capo, vi dispiacerà, soffrirete, lo vivrete come un fallimento ma da li, rinascerete più forti e consapevoli.

Non possiamo avere tutto, non abbattiamoci per i nostri fallimenti, accettiamoli, impariamo da loro e continuiamo la nostra vita, ne trarremo, tutti giovamento.

Solo chi non fa, non sbaglia, solo chi non decide, non sbaglia ma è anche vero che chi non fa, non fa.

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Published inIl Wolly pensiero

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