Salta al contenuto

Full metal jacket all’italiana, continua …

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.
scuola di fanteria e cavalleria cesano di roma
il I° battaglione

Sono passati  sei anni dal primo post sulla mia esperienza da AUC a Cesano di Roma, e ora è il momento di dare seguito a tutte le richieste di continuare nel racconto.

Vi ricordo che parlo della mia esperienza durante il 137° corso AUC (allievi ufficiali di complemento) alla  (allora) Scuola di Cavalleria e Fanteria di Cesano di Roma. Il corso durava 5 mesi e il 137 comincio il 3 ottobre 1989.

Eravamo rimasti ai primissimi giorni, quelli dove ti rasano, ti vestono e cominci a capire che sarà dura, durissima.

La mancanza di sonno sarà una costante di tutto il corso.

Le prime giornate passano tra addestramento formale, necessario per il giuramento, studio e addestramento fisico.

Finita la cena (circa alle 18) cominciano le ore di studio in aula, assonnati, digestione in corso, finestre chiuse, palpebre pesanti, pesantissime …

La vera lotta è quella contro il sonno, una lotta quotidiana che spesso perdiamo.

La cosa bella delle prime settimane è che non si fanno guardie e che il sabato e la domenica, in pratica, sono libere.

Finito lo studio c’è la libera uscita, dalle 20 alle 23. Per arrivare all’uscita della caserma di vogliono 20 minuti buoni, quindi non ci cambiamo e usciamo in divisa e ci ammassiamo tutti dalla cicciona, noto ristorantino appena fuori dai cancelli e mangiamo e beviamo.

Poi si ritorna in camerata, si fanno le pulizie e si aspetta in piedi il contrappello, il contrappello a letto è un benefit che dovremo conquistare poco alla volta.

full metal jacket
sergente

Il contrappello è qualcosa di mistico, tutti quelli che hanno fatto il militare se lo ricorderanno.

I nostri contrappelli erano leggermente (eufemismo) duri, i nostri ufficiali, esagerando, cercavano di farci capire, sulla nostra pelle, cosa significava esagerare per poi evitare di fare le stesse cose ai reparti.

la camerata
Esempio di camerata, grazie all’amico Vincenzo

La pulizia, in caserme così vecchie, con le finestre di ferro e senza riscaldamento era veramente difficile, quasi impossibile eliminare la polvere, che rientrava immediatamente ergo le punizioni erano quasi certe ogni sera. Quando, per qualche strano caso del destino, l’ufficiale trovava tutto pulito, lanciava il basco nero sul pavimento e li era dura che non si attaccasse polvere e se anche il test scientifico del lancio del basco dava esiti negativi ecco che smontava i tubi del letto e ci soffiava dentro e se anche li non riusciva a punire il capo camerata ecco uscire dalle tasche un cotton fioc e zac, dentro una prese di corrente, polvere assicurata! E’ successo però che anche le prese di corrente siano state smontate e pulite, si lo riconosco eravamo fuori di testa, e quindi il stia punito arrivava perché rideva troppo, la stanza è troppo pulita, l’uniforme aveva una macchia, oppure puzzi.

Puzza: tema ricorrente.

Per poterci lavare dovevamo scendere 2 o 3 piani di scale in accappatoio e ciabatte, uscire dalla caserma, girarci intorno e poi entrare nella zona docce e lavarci con acqua gelida, ricordo che era ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, poi dopo esserci lavati con acqua gelida, rifare il giro al contrario per tornare in camerata e vestirci. Lo so avete già indovinato, non ci lavavamo e puzzavamo come dei caproni, ma nessuno si lamentava, puzzavamo tutti allo stesso modo.

La prima libera uscita, una domenica e me la ricordo benissimo, la passammo alla stazione e più precisamente nell’albergo diurno della stazione a farci una doccia calda e a dormire qualche ora. Per dovere di cronaca,fu anche l’unica volta perché alla fine ci si abitua a tutto e quindi rinunciare alle poche ore di libera uscita era da pazzi e quindi niente più sonno e doccia calda.

Direi che per oggi basta, ho definito alcune delle cose fondamentali per comprendere come si vivesse allora, continua …

 

Ho una newsletter che parla di WordPress

This is the archive

Iscriviti alla mia Newsletter

Published inIl Wolly pensiero

2 Comments

  1. Sirsly Sirsly

    Eh…bei tempi 🙂
    Io non mi lamento, a Novara stavamo bene ;-(

  2. Aggiungo qualche chicca:

    – ho visto mettere per giorni sempre la stessa maglietta che, fradicia di sudore, veniva messa ad asciugare sotto il materasso durante la notte !
    – ho vissuto un campo / esercitazione durante il quale, quando è arrivata la cisterna con l’acqua, la prima cosa che abbiamo sentito il bisogno di fare NON è stato lavarsi bensì lavare le gavette che ogni giorno usavamo per mangiare

    Purtroppo i nostri giovani non avranno la possibilità di vivere queste esperienze di vita e secondo me è un male, oltre ad assaporare le difficoltà fisiche si perde davvero una grande opportunità di socializzare, vivere lo spirito di corpo vero e di scoprire origini davvero molto diverse dalle nostre (non viviamo tutti nella grande città ! ).

    Un caro saluto Wolly, a presto, Vincenzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.