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Paola Caruso e il Corriere della Sera

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Come avete letto nel post precedente e come avrete notato, questo blog si era autosospeso per sostenere Paola Caruso.

Il tutto è nato in un social network e pur non conoscendo Paola ho pensato di darle supporto.

In rete sono nate varie discussioni, pro e contro il suo gesto, pro e contro lei, pro e contro la situazione, insomma ne è nata una discussione, a volte accesa ma quasi sempre interessante.

Io non sono un precario, io sto dall’altra parte, sono quello che da quando lavora ha assunto persone, ha licenziato persone, ha comunicato il non superamento del periodo di prova e in circa 20 anni di (dis)onorata carriera ho avuto a che fare con circa 200 lavoratori subordinati.

Ho utilizzato per qualche mese i lavoratori delle cooperative poi ho capito cosa fosse esattamente quel lavoro e ho smesso, non ho mai utilizzato i contratti della legge Biagi perchè per il tipo di lavoro che ho sempre svolto mi bastavano i 3 mesi del periodo di prova per capire se una persona fosse adatta a quel tipo di lavoro,questo non significa che per altre esigenze sia la stessa cosa e quindi non sono contrario a priori ai contratti previsti nella legge Biagi, non ho mai avuto picchi di lavoro o necessità temporanea da dover utilizzare quel tipo di contratto.

Nelle discussioni scaturite mi sembra che si sia perso di vista il vero problema, secondo me ovviamente, e ci si dedicati molto di più al piccolo particolare perdendo la visione di insieme.

Il punto della questione l’ho scritto ieri qui e ve lo riporto:

a me non interessa minimamente sapere se Paola è brava o meno, me lo domanderei se avesse avuto una collaborazione non rinnovata dopo un anno e non le avrei dato alcun supporto. I contratti a tempo i cocopro i contratti a progetto sono nati per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, non sono nati per far lavorare per 7 anni o più una persona a costi molto più bassi per l’azienda senza garanzie per il lavoratore. In 7 anni l’azienda le sue valutazioni le ha già ampiamente fatte e sta utilizzando strumenti che non sono nati con questo scopo.

E’ arrivata anche la risposta di De Bortoli rilasciata ad un giornalista dell’ANSA ma, la domanda era sbagliata, non certo la risposta di De Bortoli, mi piacerebbe che qualche giornalista ponesse questa domanda al direttore anche se penso che nessuno la farà mai perchè cane non mangia cane e la situazione della stampa in italia è quasi tutta uguale:

Come mai nel suo giornale lavorano persone da molti anni senza avere un contratto a tempo indeterminato nonostante la legge preveda che al max siano 24 i mesi a tempo determinato?

Per evitare commenti che mi vengono a spiegare che in realtà Il Corriere della Sera e gli altri giornali lavorano nella legalità, interrompendo i contratti e facendone di nuovi bypassando i termini di legge o che Il Corriere della Sera e altri giornali sono in stato di crisi e quindi non possono assumere per legge, ve lo scrivo io anche perchè non ha alcuna attinenza con il problema, il problema,ribadisco, è una legge nata con delle ottime intenzioni per favorire mobilità in ingresso ma che in realtà è diventata il sistema per far lavorare persone per anni per un’unica azienda a costi inferiori se senza alcun diritto per il lavoratore, io penso sia un’aberrazione e che questa legge deve essere modificato, magari inserendo semplicemente alcune parole che dicano:

Un lavoratore non può prestare la sua opera per più di 24 mesi, anche non consecutivi, nella stessa azienda senza avere un contratto a tempo inderteminato.

Finirebbe questo scempio, le aziende che vivono di sfruttamento per mantenere bassi i costi del personale sarebbero costrette a fare delle scelte imprenditoriali vere, ristrutturazioni o chiusura, lasciando lo spazio ad imprenditori più capaci.

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Published inAttualità, costume e società

8 Comments

  1. In Francia il problema non si pone, infatti un lavoratore non può lavorare più di 18 mesi con contratto a tempo determinato senza passare in CDI. E fra un CDD e l’altro deve passare un tot di tempo che impedisce ai datori di lavoro di fare i furbi.

    Scendiamo in Piazza.

  2. Tarty Tarty

    “Un lavoratore non può prestare la sua opera per più di 24 mesi, anche non consecutivi, nella stessa azienda senza avere un contratto a tempo inderteminato.”

    Scusami, ma non deve essere “il lavoratore” a non prestare la sua opera per più di 24 mesi, ma l’azienda a non poter ricorrere a più di tot contratti di quel tipo per ricoprire la medesima funzione per più di un tot di mesi all’anno.
    Altrimenti, così facendo, non solo prima dello scadere dei 24 mesi ti lasciano a casa e chiamano un altro per altri 20 mesi e così via, ma per certe figure significherebbe anche smettere di lavorare. Ci sono mestieri per cui i datori di lavoro possibili non sono poi così tanti, vedi appunto l’editoria, o i lavoratori dello spettacolo, della comunicazione ecc.

    Il problema invece è a monte, non solo nell’eccessivo costo del lavoro, ma nel continuo ricorso da parte di un’azienda a quella forma di contratto per ricoprire la medesima funzione… ma anche così non risolverebbe il problema.

    • Altrimenti, così facendo, non solo prima dello scadere dei 24 mesi ti lasciano a casa e chiamano un altro per altri 20 mesi e così via, ma per certe figure significherebbe anche smettere di lavorare. Ci sono mestieri per cui i datori di lavoro possibili non sono poi così tanti, vedi appunto l’editoria, o i lavoratori dello spettacolo, della comunicazione ecc.

      Quindi mi stai dicendo che è giusto così? che 7 e più anni di cintratti precari presso un unico datore di lavoro ti stanno bene?

      • Tarty Tarty

        No, assolutamente. Mi sono spiegata male. Sto dicendo che non deve essere il lavoratore a non poter lavorare per più di 24 mesi nella stessa azienda, altrimenti con la formula che tu auspichi diventa, per le aziende che lo interpretano in quel modo, uno strumento aggirabile come avviene ora.

        E’, invece a mio avviso, alle aziende che deve essere limitato il continuo ricorso a quello strumento.
        Un’azienda non dovrebbe poter ricorrere continuamente all’uso di lavoratori precari… poiché quello sarebbe indice di una carenza di personale, che andrebbe colmata con l’assunzione, non con la reiterazione di un contratto a termine.

  3. viasolferino viasolferino

    “Come mai nel suo giornale lavorano persone da molti anni senza avere un contratto a tempo indeterminato nonostante la legge preveda che al max siano 24 i mesi a tempo determinato?”

    Perché Paola Caruso NON lavora a tempo determinato. E’ una Freelance. Una collaboratrice ESTERNA. Non ha un pc in redazione. Non lavora in redazione. Se viene in redazione prende un caffé e poi se ne va. Nel giornalismo esistono i redattori che stanno nelle redazioni. E i freelance che stanno fuori: fanno proposte, se le proposte vengono accettate scrivono i pezzi. Oppure scrivono su input della redazione.

    Perché Paola Caruso allora a un contratto co.co.co o co.co.pro che dir si voglia? A Paola Caruso, visto che al Corriere superava un certo tot annuale di euro di collaborazioni (dovrebbero essere 5 mila…) , pochi anni fa (non 7 ma meno, tipo 2 o 3) è stato fatto un contratto di collaborazione continuativa. Un contratto migliore di quello dei freelance “sfigati” pagati a pezzo, perché prevede – ad esempio – il pagamento dei contributi all’Inpgi2. Perché Rcs faccia questi contratti non lo so, credo siano quei truschini-cavilli giuridici per pararsi il c*lo da eventuali cause dei collaboratori ESTERNI.

    Paola Caruso NON E’ STATA SCAVALCATA da un “pivellino”. Al “pivellino” è stato proposto un contratto di collaborazione ESTERNA simile al suo, ma probabilmente meno pagato. Quindi peggiore. Non certo un Articolo 2 che nessun giornale attiva più di anni e anni, visto che è troppo oneroso, benché esistente sulla carta.

    Paola Caruso ha avuto un’opportunità quasi unica nel giornalismo italiano: pochi anni fa ha potuto fare una sostituzione estiva in una delle redazioni del Corriere. Che è uno dei pochi (unici) modi per farsi notare e – se si è bravi, svelti, volenterosi e preparati -, piazzare uno strapuntino al giornale. Che poi con altri contrattini, sostituzioni, collaborazioni a progetto e altri mille escamotage che le aziende usano oggi per dilazionare i tempi dell’assunzione, può diventare un posto fisso. Non è andata bene, al capodesk di quella redazione Paola non è sembrata adatta. Forse l’errore è stata non farglielo capire con abbastanza chiarezza. Ma la chiarezza non è dono di tutti, soprattutto nel mondo del lavoro. Però la sua occasione DENTRO Via Solferino l’ha avuta e non è andata bene, magari non solo per colpa sua.

    Perché nei giornali come il Corriere, i collaboratori esterni restano esterni, tranne rarissime eccezioni. Perché il lavoro in redazione è ben diverso dal lavoro che si fa fuori e prima di prendere uno da fuori lo si testa “dentro”, per capire se è adatto. Non tutti lo sono.

    Personalmente, trovo vergognoso che in Italia esistano uomini e donne di 40 anni costretti a vivere in un mondo del lavoro privo di tutele e di garanzie. Nell’impossibilità di fatto di far figli e di costruirsi una famiglia. Perché per loro fermarsi dal lavoro vuol dire restare privi di reddito.

    Però trovo anche ridicolo che la cosiddetta “blogosfera” si sia attivata in modo così spontaneo e cialtronesco senza fare una minima verifica. Costruendo castelli in aria sulle dichiarazioni, poche e confuse, di un solo soggetto. Dibattendo e accapigliandosi per giorni senza avere (nella maggior parte dei casi) una minima idea del tipo di contratti che esistono nel mondo del giornalismo e al Corriere in particolare. Un giornale in cui fino a pochi anni fa esistevano davvero dei veri buchi neri contrattuali, con i cosiddetti “abusivi” che erano di fatto dei redattori (dentro le stanze di via Solferino) e facevano il lavoro dei redattori senza uno straccio di contratto. Ma negli ultimi anni il fenomeno degli abusivi è stato – di fatto – sanato, per fortuna. Poi ci sono i collaboratori esterni. Rcs ne ha alcune *migliaia*. Se si mettessero tutti in sciopero della fame scoppierebbe un’emergenza sanitaria in Lombardia…

    • Spero vivamente che questo assurdo comportamento da parte del corriere e degli altri giornali venga terminato al più presto, imprese che stanno in piedi solo grazie allo sfruttamento del lavoro devono chiudere.

      • viasolferino viasolferino

        Se fosse possibile spiegare in meno di 50 mila parole la metà della metà delle dinamiche contorte nel rapporto attuale tra direzione/azienda/cdr al Corriere forse non fareste questa domanda…

        Il punto è che Paola è una bravissima ragazza (se non si è capito non parlo per sentito dire, ma conosco assai bene la persona e la situazione…), con qualche tonnellata di emotività di troppo, che ha montato un caso pazzesco per nulla, per un posto che non è un posto ma solo un’altra collaborazione, per altro peggiore della sua. Che parla di articolo 2 quando si tratta di una tipologia di contratto che ormai nel giornalismo esiste, da anni, solo sulla carta. Che purtroppo per lei, come spiegavo, ha già avuto la chance di ottenere una situazione migliore ma le è andata male. E che ora quella chance è passata ad altri.

        La cosa che mi fa girare le eliche, è che come prassi in Italia quando non si arriva da qualche parte è sempre colpa delle spintarelle degli altri, delle raccomandazioni, di quella che tromba col capo, di quello che se la fa coi politici, è tutto un magnamagna, siete tutti uguali… Ripensare a quella volta che il tuo capo di allora ti ha detto papale papale “Tu sei l’ultima persona che penserei ad assumere per questo posto”, no eh?

        @Wolly: il mondo dell’editoria è strapieno di regole sindacali e di norme rigorose statuite sulla carta, poi regolarmente disattese nella realta. Chi ci è dentro lo sa bene. Per certi versi un tempo era pure peggio. L’abusivato era la regola per arrivare al mestiere di giornalista (mestiere, non professione, checché ne dica l’Ordine…).

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