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Google is evil?

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Si.

Ho sempre sospeso il mio giudizio su Google per capire se è il nuovo grande fratello e se ha preso il posto di Microsoft come monopolista cattivo ma, il lancio di Buzz mi ha schiarito le idee e quindi Google è il male ed è il nuovo Grande Fratello.

Google aveva perso il treno dei Social Network, ha lanciato Wave che è stato un enorme fiasco e si è trovato fuori dai giochi dei SN; ha quindi deciso di prendere brightkite, fonderlo con FiendFeed e rilasciare il suo servizio di SN, Buzz.

Dov’è il male? Per evitare di perdere tempo a crearsi una base di utenti ha attivato il servizio in automatico a tutti i possessori di gmail, connettendo in automatico tutti quelli a cui scrivo mail o che seguo su google reader senza permettermi di costruire la mia cerchia di follower. Mi sono trovato contatti di lavoro, gente che non ho più il piacere di sentire solo perchè mille anni fà ci siamo scambiato delle mail, avrei potuto trovare l’avvocato della mia ex moglie (se fossi divorziato), le mie amanti, con l’aggravante che tutte queste informazioni all’inizio era visibili a tutti di default.

Ho grande fiducia nelle capacità tecniche di Google e nell’intelligenza di chi ci lavora e quindi non credo sia un problema di gioventù della piattaforma, ritengo invece che sia stata una scelta ponderata e decisa per creare il mercato in poche ore sfruttando la forza e la diffusione di gmail per presidiare il mercato.

Questa scelta di Google mi ha portato a rivedere con occhi diversi i servizi che mi offre google “gratuitamente” e ritengo che a questo punto il gigante ha mostrato la sua vera faccia  e quindi devo cominciare a dismettere poco alla volta i suoi servizi scegliendo servizi più rispettosi di me e della mia privacy.

Update: altri che parlano della stessa cosa.

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Published inIl Wolly pensiero

11 Comments

  1. Per non pensare ai servizi di geolocalizzazione tramite GPS (automatici e gratuiti) combinati al mercato mobile ed alla tracciabilità di utenti e brand.

  2. Google con Buzz ha sbagliato in partenza: non andava – concettualmente – inserito in GMail perché ha inserito un “ambiente pubblico” dentro uno privato. Su Facebook, nonostante la gente condivida qualsiasi cosa, è chiaro per l’utente che si tratta di uno spazio pubblico che, al più, può trasformarsi in privato. Qui invece vi è il paradigma opposto che non è sempre facilmente riconoscibile per un utente: l’email è uno spazio vissuto come “area privata” e li in mezzo però vi è una zona pubblica adesso…
    Ciao,
    Emanuele

  3. GioGio

    Ci ho pensato anche io, ma alla fine mi viene in mente una sola cosa: sono sempre le “persone” a fare la differenza, per cui vediamo di usare bene tali strumenti limitati e corrotti da una politica “poco chiara” perché siano meglio di come li hanno lanciati… (uno dei motivi per cui ho smesso di usare FF dopo l’acquisizione da parte di FB)

  4. L’osservazione di Emanuele è esatta e condivisibile.

    @Gio: gli strumenti vengono utilizzati correttamente da chi ha le conoscenze adatte per poterli gestire. Ahimè chi utilizza il web non è consapevole di quanto la privacy, nel caso specifico, possa diventare qualcosa di indefinito. Ricordo il cambio di rotta di Facebook in merito alle impostazioni su privacy e profilo pubblico.

  5. Wolly concordo pienamente con te il fatto che l’integrazione automatica con gMail e con i relativi contatti sono stati una scelta da parte di Google per permettere una espansione immediata e rapidissima di questo nuovo servizio, però con tutti i relativi problemi che hai te evidenziato.
    Comunque più che concentrarmi su Buzz per definire Google il grande fratello della Rete secondo me è necessario anche analizzare tutti gli altri punti in cui questa grandissima società si è lanciata. Browser, foto, social network (fallito miseramente fin da subito), documenti e quant’altro.

  6. GioGio

    concordavo pienamete con Wolly e con i vostri commenti precedenti, ma manca sempre un lato della faccenda: google fa “prodotti” +/- giusti, etici, sbagliati, gratuiti, etc. ma sono le persone (il “vero” prodotto di google! ricordiamocelo) che li usano. Volevo solo sottolineare come le cose dette fossero giuste, ma incomplete, come la maggior parte degli artefati umani: noi uomini siamo “limitati” e produciamo cose limitate, articoli incompleti, non sbagliati, ma che non tengono conto di tutti i fattori in gioco. Io stesso ho dato per implicito questa cosa nel commentare, ma se no a che servono i commenti?

    • I commenti servono per migliorare i post, per aggiungere nuovi punti di vista, per rendere un breve post più completo 🙂 quindi i commenti sono parte integrante del post e decisamente fondamentali 🙂

  7. GioGio

    Ecco un motivo per cui sostenevo anche “l’altra parte” della colpa (una semplice vignetta ripubblicata su downloadblog 😉

    • GioGio

      Avrei dovuto scriverlo prima, ma mi è venuto in mente solo dopo “invia il tuo commento”… click! OPS troppo tardi.

      Comunquesia, il “grande fratello” è il demonio solo quando noi persone (naviganti della “grande madre” rete, non a caso!) non ci accorgiamo di tute queste cose e non lavoriamo insieme per migliorarle, anche in maniera “rivoluzionaria” (V per vendetta), spodestando il potente (school of rock) e cominciando –come proponeva Wolly– a valutare le alternative… al solito, come un altro Paolo sosteneva, “vaglia tutto e trattieni il valore” (o “bello” che dir si voglia, perché se è bello, allora sarà anche di valore.)

  8. Anch’io riponevo fiducia nelle capacità tecniche di Google e nell’intelligenza di chi ci lavora; poi per caso, navigando in rete, scopro che nel loro sistema adsense qualcosa non quadra; lasciano che i publisher possano pubblicizzare di tutto, cose illegali in molti paesi europei, come in Italia. Eppure le tecnologie per filtrare gli advertising, in base alla lingua, le hanno; evidentemente non le applicano.per avere dominio monopolista anche in quel mercato.
    Il nostro scopo in futuro sarà trovare “alternative” a google, ma che queste non si rivelino poi peggio..

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