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Noi Imprenditori

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Questo articolo l’ho scritto nel maggio 1996 per una rivista imprenditoriale, l’ho appena ritrovato insieme ad altri documenti interessanti che pubblicherò poco alla volta.

Essere Imprenditore è da sempre un mestiere ricercato, invidiato, bistrattato, esaltato, rifiutato. Chi sceglie di esercitare questa professione normalmente è spinto dalla vocazione dal desiderio di vedere la propria Impresa prosperare e non soltanto dalla sete di denaro (Luigi Einaudi).

Ora invece ci troviamo a dover esercitare prevalentemente altri mestieri che ci distolgono dal nostro core-business (essere Imprenditori) e ci costringono ad abbandonare tutti i buoni propositi. Una parte di tempo considerevole la stiamo spendendo per ottemperare ai dettami del D.Lgs.626/94 definito da Innocenzo Cipolletta “Una storia di ordinaria follia”, un’altra parte considerevole la spendiamo a seguire gli adempimenti burocratici che ogni giorno aumentano e diventano così arzigogolati che forse nemmeno il Dottor Azzeccagarbugli riuscirebbe a districarsi. E Noi nelle poche ore rimaste dobbiamo decidere se riposare o se rinunciare al riposo e pensare ad essere anche Imprenditori.
L’OCSE ci dice che negli ultimi anni circa seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e contemporaneamente altrettanti sono nati nei paesi del Terzo e Quarto mondo. Forse che di colpo siamo diventati tutti incapaci e ci siamo lasciati portare via il lavoro? NO, ci siamo trasformati, stufi di assistere alla mancanza di progettualità e programmazione dei nostri governanti, stufi di spiegare che la mobilità nel Mercato del Lavoro non’ è un capriccio ma una necessità, stufi di essere considerati evasori e delinquenti. Abbiamo diversificato, chi ha potuto ha meccanizzato all’esasperazione i processi produttivi tanto che il nostro Paese è il terzo al mondo per AUTOMAZIONE, chi non ha potuto ha studiato prodotti con bassissimo intervento di manodopera e largo uso di stampi o di terzisti specializzati,  altri ancora, una minoranza per numero ma una grossa fetta per l’economia, hanno trasferito le proprie produzioni in altri Paesi, Brasile, Polonia, Taiwan, Cina ed altri ancora, qualcuno per la verità ha anche chiuso bottega. Siamo stati quindi bravi come Imprenditori, ci siamo adattati alla situazione e abbiamo trovato i rimedi idonei per continuare a far sopravvivere le nostre Aziende. L’OCSE però continua a ricordarci che seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e, continuano a scomparirne.

Se proseguiamo su questa strada tra un po’ dovremo anche produrre i clienti all’estero oppure dare uno stipendio alle macchine per comprare ciò che producono.

Nel frattempo i nostri governanti cosa fanno, litigano sulla presidenza della Camera e del Senato, disquisiscono amabilmente di scala mobile, cassa integrazione questione settentrionale, questione meridionale, l’ho detto prima io no io. Nessuno che pensi di promuovere una politica industriale e del lavoro che sia fondata su presupposti saldi e con tempi chiari da rispettare. Potremmo proporre alcuni interventi non urgenti o tampone ma, di programma. Ritengo che i seguenti punti dovrebbero essere preponderanti per consentire il rilancio dell’economia e dell’occupazione:

  • Riprendere il controllo dei territori meridionali
  • Creare le infrastrutture sia al nord quanto al sud
  • Rendere la pubblica amministrazione efficiente (poste in primis)
  • Attivare una seria politica di incentivazione agli investimenti alle aziende (un buon inizio era quello del Ministro Tremonti)
  • Non distribuire soldi alle aziende ma rendere meno oneroso il peso dell’imposizione fiscale
  • Premiare le aziende che assumono
  • Abolire la legge 604/66(giusta causa)
  • Liberalizzare il collocamento

Tutto questo come detto prima in un quadro di programmazione economica che vada oltre le esigenze di cassa di brevissimo periodo e che si prefigga obiettivi quinquennali con controllo annuale dei risultati. Forse in questo modo siamo ancora in tempo a ricreare quei posti di lavoro persi a causa della meccanizzazione dei processi che è ineluttabile ed auspicabile ma, che deve rientrare in una visione globale del sistema economico.
Secondo ed ultimo tema riguarda l’Etica nei confronti dei propri fornitori. Tra le cause che ci distolgono dal nostro essere Imprenditori una parte importante la riveste anche la continua ricerca di liquidità. Un’indagine svolta da Intra iustitia nei dodici paesi dell’Unione rileva che in Italia mediamente le nostre aziende attendono 89 giorni prima di incassare i propri crediti contro la media Europea di 48. Emerge anche che almeno nel 40% dei casi il ritardo non è dovuto a mancanza di liquidità ma, è intenzionale ed utilizzato come forma di finanziamento  a tasso zero facendo diventare di fatto le Imprese Istituti di credito senza però godere della stessa tutela e dello stesso controllo che tale tipo di attività richiede.

Non esiste alcun motivo per il quale Il ritardo di pagamento debba essere a tasso zero, il “Prompt Payment Act “ americano prevede una costante ed automatica progressione degli interessi dopo 30 giorni. La stessa cosa avviene in Svezia e Germania con meccanismi diversi. Se il debitore si trova a dover pagare interessi più elevati dal fornitore si deve per forza rivolgere agli Istituti di Credito che sono attrezzati a prestare quei servizi che noi non siamo in grado di addossarci.. Ritengo infine non sia un caso che in Italia ci vogliano mediamente tre mesi per essere pagati ed in Svezia dove è in funzione questo sistema l’incasso medio sia di un mese.
Riflettete gente ,riflettete…..

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Published inIl Wolly pensiero

Un commento

  1. Valeria V. Valeria V.

    Un po’ di cose sono cambiate, ma effettivamente c’è ancora molto da fare. Non ho esperienza come impreditore fuorche’ l’essere stata impreditore di me stessa come lavoratore autonomo, dapprima come traduttore dopo come webmaster. Quello di allungare i tempi per finanziarsi a tasso zero è ssecondo me una travata dei direttori commerciali i quali, appena arrivati si sentono in dovere di dimostrare che in attesa di tempi migliori o che i loro sistemi facciano effetto, sono comunque in grado di far guadagnare l’azienda diminuendo le spese.
    Quindi se un fornitore ha un certo volume regolare di vendite di servizi o prodotti, ecco che il direttore commerciale o chi per esso mercanteggia o ti gira il braccio dietro la schiena per ottenere dilazioni e/o uno sconto su quanto ti è rimasto dopo il passaggio del precedente direttore commerciale che la pensava allo stesso modo. Per non perdere il grosso cliente di solito si cede.
    A mio avviso c’è molta gente che non sa fare il proprio mestiere e che ricorre a mezzucci. basta vedere cosa è successo a casua di questa crisi. chi è in gamba e ha alvorato bene e efficientemente è rimasto a galla, salvo rarissime eccezioni di sfortuna nera. Chi viveva “galleggiando” e se ne approfittava, è andato sotto e spero che ci rimanga.
    Comunque, è possibile ottenere pagamenti anche a dieci giorni, basta lavorare bene e non essere vulnerabile. e come si fa? La mia soluzione è stata diversificare le operazioni.

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