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Il terremoto in Abruzzo |perchè è successo?

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Nei giorni tristi post terremoto ho letto con attenzione giornali, 3d su friendfeed, post sui blog e in ogni dove leggo, giustamente, levate di scudi contro i presunti responsabili.

Il problema è però molto più grave perchè, secondo me, è esteso a tutto il territorio nazionale.

Personalmente ho la sensazione che ci sia una linea politica, DA SEMPRE, che metta in conto queste tragedie perchè costa molto meno ricostruire una città o una zona piuttosto che mettere in sicurezza tutte le zone a rischio.

Le zone a rischio in Italia, non sono a rischio solo per i terremoti, pensate per esempio al vesuvio che quando esploderà di nuovo (e lo farà prima o poi) distruggerà un enormità di vite umane o pensate ai boschi non puliti, ai letti dei torrenti lasciati così come sono, pensate alle frane degli ultimi 10 anni, tutte tragedie evitabili.

La prevenzione costa e costa parecchio sia in termini economici sia in termini elettorali, chiudere un paese per un generico rischio frana che potrebbe distruggere tutto e uccidere significherebbe comunque inimicarsi i cittadini e quindi il loro voto.

Per centinaia di anni si è costruito in zone pericolose (prima magari non si sapeva ma, ora lo sappiamo) e si continua imperterriti nella stessa politica fidandosi del fato e dell’impossibilità che tutte le zone a rischio possano creare danno.

Il terremoto in Abruzzo è una delle tragedie che potevano capitare ma, ce nono centinaia d’altre che non capitano e quindi da un punto di vista meramente economico conviene ricostruire piuttosto che mettere tutto in sicurezza.

Qualcuno verrà processato, magari si riuscirà a far fare un poco di galera a chi ha costruito male ma, il problema nel resto del territorio nazionale continuerà ad esistere, i comuni continueranno a chiudere tutti e due gli occhi per come e dove costruisci, chi costruisce continuerà a costruire al risparmio, chi deve pulire i boschi non lo farà perchè costa, chi vive sotto il Vesuvio continua a viverci.

Tutto questo in attesa della prossima catastrofe.

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Published inIl Wolly pensiero

3 Comments

  1. Credo che il costo sia soprattutto da intendersi in termini di consenso elettorale: non porta voti mettere in sicurezza città, fiumi, dighe e boschi; mentre porta molta visibilità, e voti, essere sui luoghi del disastro e promettere ricostruzioni in tempi brevissimi (ne avremo prova alle prossime europee), ovvero permettere abusi edilizi ovunque in nome del principio “un italiano, un proprietario di casa” (conta poco poi che le case vadano giù alla prima scossa o frana o alluvione).
    Non credo che una seria politica di prevenzione costi di più in termini assoluti, anzi penso il contrario: certo se immaginiamo di mettere in sicurezza in breve tempo tutta l’edilizia a rischio di questo paese la cifra da ipotizzare ha un numero di zeri molto alto; credo però che da qualche parte si dovrà iniziare, invertendo gradualmente ma stabilmente il rapporto di spesa tra quella per la ricostruzione (oggi il 90%) e quella per la prevenzione così da andare a regime in un arco di tempo lungo ma ragionevole.
    Ma il ragionevole non è il tempo della politica spettacolo e così eccoci alla lugubre contabilità delle vittime degli eventi naturali che regolarmente interessano il nostro Paese.

    • il problema è che NESSUNO mai lo ha fatto, a partire dalle amministrazioni locali fino ad arrivare al governo centrale, dal ’66 (anno della mia nascita) ad oggi di catastrofi se ne sono succedute molte, i morti decine di migliaia ma, nessun provvedimento strategico da parte di nessun governo, sembra che ci sia un tacito accordo.

  2. Condivido in toto ogni virgola di quello che hai scritto. Il problema di fondo è la componente politica che da sempre (ma questo è un vizio di forma del nostro sistema governativo) “inquina”, mi si permetta il termine le amministrazioni regionali e locali a tutti i livelli.
    La dietrologia è inutile perchè, come sempre, diventa demagogica dopo ogni catastrofe, come è inutile anche parlare di prevenzione per il futuro a cose fatte. Se ne parlerà intensamente per alcune settimane per riempire di informazioni i media ed i rotocalchi e poi tutto tornerà tragicamente come prima in occasione di notizie fresche su cui puntare il binocolo.
    Lo affermo con un pò di amaro in bocca, come abruzzese e come chi, come te, negli anni passati ha vissuto più o meno il medesimo svolgersi degli eventi.

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