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Arancia Meccanica

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milk Bar, arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova Milk Bar vende latte+, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza.

Nel 1971 il genio di Stanley Kubrick1  partoriva uno dei capolavori della cinematografia mondiale2  portando sul grande schermo l’adattamento del libro A Clockwork Orange del 1962 scritto da  Anthony Burgess.

Si racconta di un mondo futuribile dove la violenza giovanile, e non solo, dilaga, violenza gratuita contro i deboli, contro la società, contro qualsiasi cosa.

Violenza a prescindere per uscire dalla noia.

Era la visone di un mondo decadente, violento, noioso dove la facevano da padrone lo Stato, la droga, il sesso e l’alcool.

E tutto questo succedeva nel 1971 quando il geniale regista ha deciso di girare questo capolavoro.

Leggere sui giornali di ragazzi annoiati che bruciano i barboni è vedere come la realtà sta superando la fantasia e su quale brutta china si stia indirizzando la nostra civiltà. Questi sono segnali forti di un qualcosa che non funziona di un qualcosa in potenza pericolosissimo che non è risolvibile con delle leggi ma, con un grosso sforzo da parte di tutti. Non basta condannare questi fatti3 , perchè purtroppo nasceranno emuli da ogni parte (ovviamente mi auguro di sbagliare) bisogna agire ognuno nel proprio piccolo, cercando di riscoprire i valori fondamentali della nostra esistenza, combattendo la noia come si faceva una volta, leggendo, uscendo con gli amici, parlando, socializzando.

Quando ero ragazzino esisteva l’alcool, il fumo e l’eroina ora il progresso ha portato le droghe sintetiche che oltre a rincoglionirti come facevano i vizi dei miei tempi, ti eliminano anche le barriere che ciascuno di noi si è sempre posto.

Non è un compito semplice ma dobbiamo ricordarci che spetta a noi cominciare nel nostro piccolo senza sperare che sia sempre qualcun’altro ad occuparsene.

Questi sono semplice e banali constatazioni che spero possano fare nascere una discussione interessante.

P.S.: Per chi non ha visto quel film, guardatelo merita veramente.

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  1. non è quello che ha inventato il cubo []
  2. non è solo un mio giudizio []
  3. deve essere fatto naturalmente []
Published inIl Wolly pensiero

6 Comments

  1. Bello il paragone con il film Arancia Meccanica, mi sembra che calzi a pennello con i tristi fatti di cronaca che hai citato. Purtroppo nei giovanissimi vedo spesso tanta arroganza e strafottenza. Aggiungo un altro fattore che a me sembra piuttosto grave: mi sembra di notare che oggi più che mai, ci siano molti genitori che tendono a comportarsi da “amici” giustificando o minimizzando anche le bravate più gravi dei propri figli.

    • concordo con il problema genitori.

  2. Errore gravissimo quello di fare il genitore ‘amico’, il genitore deve essere genitore, purtroppo spesso i genitori delegano il proprio ‘lavoro’ alla scuola.
    Ma per avere una botta di adrenalina non potevano andare a fare bungie-jumping?

  3. Quello che mi fà da pensare è che certi drammi ormai fanno più notizia per lo scoop provocato del gesto che non tanto per la tristezza che si portano dietro. Quasi come se fosse una rincorsa affannata a mostrare il gesto più spettacolare. Questo, a mio avviso, produce un pericoloso distaccamento da parte di chi osserva i fatti. La spettacolarizzazione allontana dalla realtà e in qualche modo la relativizza.
    Si presta più attenzione alla stranezza dell’evento che non tanto all’immenso vuoto che si portano dentro le persone che li mettono in atto.
    Proprio quello che Kubrick ha reso nel suo capolavoro.

  4. Questi fatti di cronaca lasciano molto perplessi(come la violenza negli stadi o del branco sulle donne), indignano ma fanno anche riflettere. Forse non è solo noia ma anche un vuoto interiore, incapacità di gestire i propri impulsi , di riconoscere le identità personali altrui, di incanalare la propria intelligenza, non nella devianza, ma verso interessi più “sani e proficui” oltre che ” senso di onnipotente protagonismo ” , più accentuata in una certa fascia dì età, in cui non sempre si distingue la realtà dalla finzione. Preoccupante è anche la volontà di sballare , evadere dalla realtà o forse da se stessi, andando sempre più oltre.
    Il tutto rientra in un’emergenza educativa ad ampio raggio che , come hai rilevato, parte dalle famiglie e coinvolge un po’ tutti.

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