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Barcamp

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Mi rifaccio a queste considerazioni di Andrea:

Qui una volta era tutto un Barcamp…

Come si sarà già capito, ho cazzeggiato parecchio. E’ da tempo ormai che i barcamp, intesi come conferenze informali, mi attirano sempre meno: intanto mi sento assolutamente ignorante di fronte ai 3/4 degli interventi, che mi sembrano fuori della mia portata, poi vedo completamente persa l’informalità della cosa: uno parla col microfono in mano, in piedi, e gli altri ascoltano: praticamente delle lezioni. Durante il primo Barcamp a Milano, nel 2006, eravano accovacciati a terra davanti ad un tizio che parlava seduto su un tavolo con le gambe a penzoloni, e le discussioni duravano più dell’intervento. Queste robe che fanno adesso non è che mi piacciano tanto.

che espone in questo post.

Le condivido completamente.

I Barcamp si sono trasformati in eventi di marketing e comunicazione che hanno a che fare solo con il business e la visibilità.

L’introduzione dei concetti tipici della comunicazione tradizionale come per esempio i famigerati badge viola hanno fatto toccare il fondo.

Il desiderio di apparire a tutti i costi e probabilmente di cercare un ritorno economico immediato o meno hanno portato alla “commercializzazione” del format barcamp.

Purtroppo mancano dei luoghi ideali per organizzare le un-conference, facili da raggiungere per tutti, riservati, aperti, attrezzati con prese elttriche e wi-fi.

Il wordcamp è stato un esperimento che difficilmente sarà possibile riprodurre visti i costi e la mancanza di sponsor e diventa quindi fondamentale trovare altri spazi che abbiamo caratteristiche similari con un buon compromesso.

Il grande fallimento dei barcamp è stato l’incapacità di attirare anche persone estranee alla blogosfera, ormai i barcamp sono “scuse” per ritrovarsi tra amici, sempre gli stessi, e poco altro, non c’è neanche più voglia di preparare uno speech o di assistere a quelli ormai diventati “commerciali” che di un-conference hanno poco o nulla.

La vera tragedia poi è l’invito ai potenti, vedi Bernabè, persone che non hanno nulla a che fare con la conversazione, duci e ducetti abituati a comandare e fare politica a prescindere assolutamente disinteressati  a qualsiasi forma di dialogo.

Esistono persone importanti da invitare, Matt al WordCamp è stato un esempio brillante di conversazione e di confronto, bisogna quindi evitare di rivolgersi ad uffici stampa o altro bisogna cercare chi veramente ha il desiderio e la cultura necessaria per conversare.

Ho parlato troppo del Wordcamp? Si è vero, l’ho fatto perchè lo conosco bene visto che l’ho organizzato io e visto che è venuto bene.

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Published inIl Wolly pensiero

4 Comments

  1. Direi proprio che hai centrato il problema. Per come sono strutturati adesso, i barcamp sono autoreferenziali e assolutamente non informali com’era nello spirito originario (e forse come è ancora negli USA, almeno in parte). Effettivamente ci vorrebbe qualcosa di nuovo, e che coinvolga anche persone che non appartengono al giro dei soliti noti. Io un’idea ce l’avrei, ma è ancora un embrione di un embrione di idea – magari ne riparl(iam)o 🙂

  2. Condivido il pensiero di Andrea e quanto hai poi aggiunto tu. Per quanto la mia esperienza barcampistica sia limitatissima. Però la condizione di informalità è in buona parte essenziale. Il creare dislivello tra relatori e uditori toglie forse a questi ultimi la possibilità di porsi orizzontalmente ai primi facendo mancare l’idea stessa che è all’origine del barcamp. Almeno, io la vedo così.

  3. beh, si potrebbe sempre valutare di ideare, proporre e pubblicizzare qualcosa di nuovo … nel caso … Paolo … sai come trovarmi!

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