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Della MalaFede

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Adesso però nessuno mi può più dire che non è malafede quello che i giornalisti di sinistra, i giornali di sinistra ed alcuni esponenti della sinistra  stanno mettendo in atto contro Alemanno, contro il governo, contro Berlusconi, contro i cittadini e contro gli immigrati.

PIGNETO:

Repubblica titolava: «Raid neonazista al Pigneto»

Da dove veniva questa notiziona ?

C’era il racconto isolato della giornalista di un’agenzia, in attesa dal parrucchiere, che sosteneva di aver visto una svastica (sì, una) su una bandana.

I presenti e la questura negava ma, Bruno Gravagnuolo sull’Unità scriveva: «rivincite neofasciste sul filo della discontinuità repubblicana»

Oliviero Diliberto, che incolpava direttamente Silvio Berlusconi pontificava: «Il raid al Pigneto è il frutto avvelenato del clima xenofobo indotto dalle politiche del governo»

Ma alla fine la verità viene a galla e si scopre che la colpa è si della politica ma di Veltroni e del suo non aver fatto nulla e della sua parte politica che al caldo delle proprie abitazioni, certi della loro sicurezza grazie alla posizione che ricoprono hanno abbandonato le periferie povere alla microcriminalità.

La verità è venuta a galla grazie ad un giornalista che fa ancora il suo mestiere (non è importante che sia destra o di sinistra la cosa che conta è che faccia il suo dovere), Carlo Bonini di Repubblica che scrive la verità in questo articolo1.

«La politica non c’entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Non c’entrano un cazzo le razze. Non c’entra – com’è che se dice? – la xenofobia. C’entra il rispetto»

“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.

“Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c’entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c’entrano un cazzo le razze. Non c’entra – com’è che se dice? – la xenofobia. C’entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io”.

“Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ho mica chiamati o invitati”.

“Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l’ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’indiano, gli ho detto di mettersi da una parte”.

“Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell’alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l’avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?”.

“Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni ’70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell’isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c’hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L’altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: “Dovemo parlà”. E lui: “Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione”. Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?”.

Poi oggi salta fuori che nel gruppetto di ragazzi ce n’era anche uno di colore che vive come tutti loro in quel quartiere abbandoanto da Veltroni e dalla sinistra, stufo come tutti gli altri dei soprusi e delle microviolenze quotidiane alle quali devono sottostare grazie a Veltroni e ai suoi cani.

Tramite A Conservative Mind scopro anche questo e aumenta la mia convinzione nella malafede di cui all’inizio di questo post:

A proposito  dell’aggressione al popolare ballerino albanese Kledi Kadiu,l’Unità scriveva «È emergenza xenofobia nella capitale. Dopo l’assalto ad alcuni negozi di immigrati regolari al Pigneto, ieri l’aggressione a un personaggio pubblico. Segno di una violenza che non risparmia nessuno».

In realtà Kadiu è stato attaccato perché alcuni loschi individui stavano videoriprendendo  i giovani allievi della sua scuola di danza e lui è intervenuto (giustamente) per difendere i giovani da merde umane mosse da squallide e morbose motivazioni e molto più grave di qualsiasi altra connotazione che si voglia dipingerla.

Cosa aggiungere a tutto questo?

Niente e anzi mi auguro che i vari giornalisti e politici di sinistra continuino in questo modo così al prossimo turno elettorale neanche il PD supererà la soglia di sbarramento.

Al tatuato e ai ragazzi che con lui si sono ribellati e a Kadiu che ha cercato di difendere i suoi ragazzi/e va tutta la mia comprensione, stima e ammirazione per aver avuto il coraggio di ribellarsi alla violenza che pervade certi quartieri abbandonati dai ricchi e sicuri politici e giornalisti.

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  1. già linkato nell’altro post []
Published inIl Wolly pensiero

8 Comments

  1. vediamo eh… che può essere anche una messa in scena per screditare lo scorso governo ed il suo mal operato… ormai non ci sta da fidarsi più di nessuno 😉

  2. @nicola ci ho pensato anch’io 🙂

  3. Qui il problema, come ho scritto, è che c’è troppa tensione, e troppa se ne continua a lanciare sul fuoco, dalla stampa di entrambe le parti, salvo casi come questo dove poi viene detto quel che succede realmente (e non solo su repubblica, sia inteso). I casi di violenza criminale (perchè di questo si tratta) sono trasversali. C’è l’uomo di sinistra di roma, c’è l’ignoranza degli studenti a Roma, c’è il ragazzo del nord est (che i disagi non sono mica al sud) ci sono le donne di Napoli dei roghi, che non mi par venissero dal quartiere più disagiato della città, c’è l’intolleranza verso gli omosessuali (ma questa c’è anche a sinstra, che non si creda che è esclusiva della destra, ma richiameremmo in causa i radical chic e borghesi sinistrorsi, pessima razza di presenzialisti). Insomma, c’è la fotografia dell’Italia che reagisce male. Quello che non credo è che sia frutto della esasperazione. In parte, ma non solo. C’è un clima di tensione e menzognero sulla stampa, tutta. Ogni editore, editorialista o giornalista, non tutti sia chiaro, porta acqua alla causa del suo padrone, alimenta, la politica alimenta, non mi si dica di no, l’impunità alimenta, ma anche il troppo giustizialismo alimenta. Non esiste la via di mezzo. E io non sono per nulla sereno.

  4. Esistono anche delle dinamiche di compensazione che, soprattutto nel giornalismo, tendono comunque a pareggiare le sorti di una deriva destrorsa o sinistrorsa di determinate faccende. Ovviamente ognuno per accarezzare la sua parte storica, sia chiaro. E non voglio nemmeno insinuare che siano più o meno fandonie, dall’una o dall’altra parte.
    Con questo voglio dire che – comunque – tanti accadimenti (ma forse tutti) andrebbero guardati considerando che riguardano aspetti della nostra vita dove la destra e la sinistra non c’entrano una benemerita. Che lo stupratore che a Milano la fa da padrone, ROM o meno che sia, non è un problema di Berlusconi o di Veltroni, ma è dell’Italia.
    Che poi di coglioni in giro ce ne sono vestiti bianchi, verdi, rossi e neri.
    Sarà anche per questo che a me piace vestire lillà! 😀
    (che poi quest’ultima frase alimenta a dismisura la tua errata percezione circa i miei orientamenti, ma fa niente…)

  5. @Clock indipendentemente dai tuoi orientamenti sessuali 🙂 qui il problema è ben più grave, qui si parla di aver dato notizie FALSE non condite di convinzioni politiche, questa è la gravità dei tutto.
    ciao

  6. wolly, il giornalismo imparziale non esiste, esiste solo se fai scoop e poi vinci il Pulitzer!
    😉
    Ma per arrivarci fai magari un sacco di marchette per chi ti paga. Oppure vedi le cose sotto il tup punto di vista che coincide per la testata per cui lavori.

  7. @boh non è questione di imparzialità qui si tratta di aver dato una notizia FALSA.
    ciao

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