Salta al contenuto

Le nostre responsabilità come consumatori

Questo articolo ha oltre sei mesi di vita, quindi, mi raccomando, verifica le informazioni contenute in quanto potrebbero essere ormai obsolete.

Tutti noi ogni giorno compriamo qualcosa , lo scegliamo per il prezzo, per il gusto, per il desiderio di possedere ma, raramente pensiamo dove è stato fatto, chi lo ha fatto e se comprando quel prodotto ci rendiamo complici di qualche sfruttamento o di qualche reato contro la persona.
A dire il vero non abbiamo gli strumenti necessari per poter fare questo tipo di controllo. Ma poi, di fronte a due prezzi , uno smaccatamente più elevato e l’altro più conveniente, a parità di qualità percepita siamo sicuri che compreremmo quello più costoso ?
Ecco il problema sta proprio qui . Lavoro con una splendida cooperativa che ha come core business il commercio equo solidale e ho imparato molte cose dalla loro esperienza.
In primis NON sono una società di assistenza, loro pretendono dai loro fornitori del terzo e quarto mondo una buona qualità di prodotto e se non sono in grado di ottenerla gli danno gli strumenti necessari per produrre con buona qualità.
I prezzi concordati non sono quelli di mercato ma quelli “giusti” e cioè quelli che pagheremmo noi se lo producessimo in un paese occidentale ovviamente con le debite proporzioni. In cosa si traduce questo ? semplice , a parità di prodotto e qualità una materia prima che io pago 5 euro lor la pagano 35. Dov’è la differenza? La qualità apparente del prodotto è la stessa ma la qualità reale è ben diversa , nel secondo caso i contadini non hanno dovuto fare debiti con gli strozzini del posto , non sono stati cosatretti a convertire i loro campi a coltivazioni illecite hanno imparato a coltivare e produrre con qualità, in sintesi si è rispettato l’Essere Umano.
Come facciamo noi a sapere se una società utilizza prodotti che risultano da sfruttamenhto dell’Essero Umano, da sfruttamento in particolare del lavoro minorile ?
Non è possibile, non esiste un associazione trasversale che possa controllare e certificare per noi la filiera produttiva, esistono varie associazione non governative ma , sono tutte politicizzate e “vedono” solo quello che fa comodo a loro e magari si “dimenticano ” di altre realtà.
La soluzione non è neanche il boicottaggio del e multinazionali perchè alla fine il rpodurre in paesi del terzo e quarto mondo aiutano questi paesi a crearsi un minimo di entrate e di sopravvivenza.
Potrebbe diventare in futuro un ottima leva di marketing il rispetto dei diritti umani ma, come fare per essere sicuri che non ci prendono in giro ??????

Ho una newsletter che parla di WordPress

This is the archive

Iscriviti alla mia Newsletter

2 Comments

  1. comunque siamo in un meccanismo più grande di noi , questo è il campo di gioco è qui che dobbiamo giocare …
    se solo tutti avessero più lealtà e rispetto degli altri… un po’ di etichetta insomma, se vogliamo metterla dal punto di vista golfistico

  2. Di certezze aspettiamocene poche. Credo però che sostenere quotidianamente il commercio equo e solidale possa, pian piano, spostare un po’ l’ago della bilancia. Le multinazionali hanno fatto e fanno un sacco di porcherie. Parere personale: non mi piacciono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: