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EU cookie law, come la metterò in pratica

EU cookie law è l’argomento di discussione più gettonato tra chi ha un blog o un sito internet.

CI ho ragionato sopra e ho deciso di agire in questo modo:

  • Google analytics, per ora ho anonimizzato le statistiche e poi creo uno script che proprio non mette il codice se uno non accetta.
  • WordPress stats, ho parlato con wordpress.com e mi hanno detto che i loro dati sono anonimizzati ma non è possibile inserire manualmente il codice e che non hanno intenzione di fare nulla per la cookie law, nel dubbio, elimino WordPress stats.
  • Pagina Facebook, per ora la elimino dal blog
  • Twitter stream, per ora lo elimino dal blog.
  • Pulsanti di condivisone, anche per questi creo uno script che li mostri solo dopo che il visitatore ha dato il suo consenso.
  • Nella pagina privacy e cookie inserirò un bottone che permetta all’utente di cancellare tutti i cookie del mio blog.

Se riesco, domani metto tutto in pratica.

EU COOKIE LAW, la grande stronzata.

La EU cookie law è una stronzata, l’Europa avrebbe dovuto obbligare i produttori di browser a rilasciare i loro strumenti di navigazione con il blocco dei cookie e dei javascript come configurazione di default.

Una EU cookie law intelligente avrebbe previsto che, se  il blocco dei cookie non fosse stato attivato e i javascript non fossero stati disattivati, il consenso sarebbe stato implicito.

I politici, come sempre, tendono a considerare stupidi i cittadini e quindi creano leggi complicate, assurde per spostare la responsabilità dell’educazione su altri soggetti.

Informare gli utenti è corretto, è scorretto far ricadere la responsabilità su altri.

Il compito di educare i cittadini all’utilizzo corretto degli strumenti a loro disposizione è dell’EUROPA,  e dei singoli stati, non dei titolari di siti internet.

La scelta di emanare la direttiva EU cookie law è decisamente ridicola e dettata dalla non conoscenza dell’argomento di cui hanno legiferato.

EU coockie law è il classico esempio di come politici incapaci creino direttive stupide.

DISCLAIMER: Non prendete per oro colato quello che ho scritto, la mia è una interpretazione molto restrittiva.

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La #webtax è il fallimento dell’Europa

L’Europa è nata male e continua a non voler progredire.

Ogni stato rimane sovrano e pensa solo ed esclusivamente al proprio orticello.

Non esiste una politica IVA comune, non esiste una politica impositoria comune, ogni stato fa i suoi comodi.

Esistono stai in Europa dove le tasse praticamente non si pagano e naturalmente le multinazionali, giustamente, ne approfittano e poi nascono gli obbrobri come la webtax italiana, parto di menti (aggiungete voi aggettivi a piacere).

Fino a che l’Europa non esisterà veramente e fino a che ne faranno parte stati come l’Irlanda il problema continuerà ad esistere, l’Europa farà casino per l’assurdo provvedimento italico e ne partorirà uno suo assolutamente inutile.

Invece di prendercela con gli incompetenti che hanno scritto la webtax dobbiamo prendercela con gli incompetenti che continuano a governare TUTTI i singoli stati che fanno parte dell’Europa, i veri responsabili dello schifo a cui assistiamo.

Fino a che non esisterà un’Europa vera, unita continueranno ad esistere tutti questi problemi inclusi i default dei vari paesi.

Forse l’unica vera speranza è che la Svizzera invada tutta l’Europa e la conquisti.

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Viva la Democrazia

Le elezioni sono terminate e le urne hanno dato il loro responso.

In un paese Democratico dopo il voto si comincia a lavorare per il Paese.

In Italia gli elettori di chi ha vinto ma perso da ieri passano il loro tempo ad insultare gli altri, minacciano di togliere l’amicizia da facebook (?!?!), propongono di tirare sberle agli sconosciuti che tanto per statistica ti trovi uno del centrodx o un grillino e dulcis in fundo vorrebbero togliere il diritto di voto a che non vota come loro (evviva, come sono democratici) . Sono gli stessi che 2 mesi fa’ dicevano che i voti di quelli li non li volevano.

Ho un grande rispetto per gli elettori e in queste ultime elezioni sono stati molto chiari:

  • Sono stufi di essere considerati un portafoglio sempre a disposizione
  • Sono stufi dei vecchi partiti
  • Sono stufi di Bersani Bindi e CGIL
  • Sono stufi di essere considerati dei minus habens perché non votano PD
  • Sono stufi di essere malgoveranti
  • Non credono che Bersani Bindi e CGIL possano portare ad un rinnovamento
  • Non credono ad una politica di rigore per pagare l’elefantiaca macchina pubblica, per pagare le baby pensioni, per pagare le pensioni d’oro
  • Sono stufi di vedere i propri figli disoccupati
  • Sono stufi di vedere i propri genitori licenziati senza possibilità di trovare un lavoro
  • Sono talmente stufi che piuttosto che votare Bindi Bersani e CGIL sono riusciti a rivotare Berlusconi

Sono stufi.

L’esito delle urne, dopo una Democratica votazione, dice che il Paese non vuole un partito a governare ma, vuole che gli eletti governino insieme su valori condivisi per realizzare in fretta le riforme necessarie per abbassare drasticamente le tasse, per far ripartire l’economia e di conseguenza l’occupazione, di non farsi mettere i piedi in testa dalla Germania e dall’Europa, di dimezzare i parlamentari, di rendere efficiente e meno costosa la cosa pubblica e di modificare il sistema di governo e poi la legge elettorale.

Tutte queste cose possono essere realizzate solo se, finalmente, gli eletti si dimostreranno responsabili.

Dare la colpa al porcellum è aleatorio visto che con quei dati sarebbe stato difficile avere un vincitore con qualsiasi sistema di voto, escludendo l’uso delle armi.

Dare la colpa all’idiozia di chi non ha votato come te è idiota.

Dai problemi nascono le opportunità e ora, oggettivamente, governare è un problema quindi abbiamo enormi opportunità per fare cose buone e giuste.

Il fallimento NON è del popolo, che è sovrano e decide sempre nel modo migliore (non più giusto), il fallimento è dei partiti, dei politici stupidi che non hanno più alcun rapporto con la realtà, chiusi dentro il loro fortino dorato.

Non hanno capito la lega, non hanno capito il movimento 5 stelle, continuano a non capire che i problemi esistono e in questo modo continuano a fare le scelte sbagliate.

Sono fiducioso e sono convinto che alla fine ci risolleveremo.

PS: Tutto quello scritto in questo post è solamente il mio pensiero, parlo per me stesso e per nessun’altro e non rappresento niente e nessuno, rappresento solo me stesso.

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Eurogruppo: Dijsselbloem nuovo presidente – Corriere.it

L’AUSTERITY – «Ritengo che l’austerity e i conti in pareggio siano importanti per il futuro, perchè significano più investimenti e possibilità di crescita. Ma la strada per ottenere conti in ordine è dura». E’ quanto ha dichiarato il nuovo presidente dell’eurogruppo.

viaEurogruppo: Dijsselbloem nuovo presidente – Corriere.it.

Siamo in una botte di ferro, ancora austerity e cioè tasse, tasse, tasse e niente crescita.

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Ecco la lettera di Trichet e Draghi Cessioni, liberalizzazioni e lavoro – Corriere della Sera

C’è poi un punto in più, nella lettera «segreta» recapitata da Trichet a Berlusconi. È forse il più delicato perché riguarda il mercato del lavoro, un settore storicamente rimasto fuori dalle competenze europee. Ma stavolta Trichet ci entra e lo fa nei dettagli: meno rigidità nelle norme sui licenziamenti dei contratti a tempo indeterminato, interventi sul pubblico impiego, superamento del modello attuale imperniato sull’estrema flessibilità dei giovani e precari e sulla totale protezione degli altri, una contrattazione aziendale che incentivi la produttività.

L’art 18 è stato salvato da un referendum, i lavoratori pubblici sono un’enorme fonte di voti, i sindacati si metteranno in mezzo, l’opposizione farà barricate.

La mia sensazione è che finiremo come la Grecia per mancanza di realismo e che all’ultimo primo di affondare miseramente di faranno le cose che ci chiedono con sacrifici ancora peggiori.

via Ecco la lettera di Trichet e Draghi Cessioni, liberalizzazioni e lavoro – Corriere della Sera.

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Caro Babbo Natale

Babbo Natale
Babbo Natale

E’ la prima volta che ti scrivo in 43 anni e non mi hai mai portato regali, perchè a me li ha sempre portati Gesù bambino, quindi questa volta potresti finalmente renderti utile.

Potresti realizzare il mio sogno, quello che ho da bambino, e inoltre faresti anche un regalo a tutta l’Italia, prenderesti due piccioni con una fava.

Vorrei diventare ricco ma ricco da fare schifo, non come quelli che vincono 100 milioni di euro che in confronto non sono nulla, io intendo ricco da fare veramente schifo tipo Agnelli, Berlusconi, RockFeller, Bill Gates e similari.

Non preoccuparti non voglio sperperarli, non ho intenzione di comprarmi ville, aerei o altre amenità di poco conto.

L’Italia ha un gravissimo problema, rischia di perdere una squadra in Champions League, la coppa dalle grandi orecchie, quella bellissima e quella che il Milan ha vinto tantissime volte.

Io sono un buon milanista, andavo allo stadio sin da bambino con mio padre, ho visto Gianni Rivera vincere lo scudetto della stella, ho sentito mio padre dirmi di gioire che era un caso e per fortuna è stato pessimo profeta. Ho seguito il Milan in serie B, tutte e due le volte, sempre tesserato. Poi è arrivato Berlusconi, e sono stato a Barcellona, e ho visto il Milan fare cose superbe, ho visto ragazzini delle giovanili come Baresi, Maldini, Filippo Galli, Costacurta, Evani, Mannari, ho visto scarponi diventare campioni come Dialma Santos Tassotti, ho visto San Daniele, mi sono rifatto gli occhi con Van Bastem Gullit, Boban, Ronaldinho, Kakà, Whea, ho gioito insieme a Carletto al suo gol al Real Madrid, ho goduto vedendo alzare talmente tante coppe che manco più si riescono a contare.

La coppa dalle grandi orecchie

Il Milan è stato il calcio italiano, ha fatto si che in europa ci fossero 4 squadre senza essere aiutato dalle altre squadre, ha svolto un attività sociale e di innalzamento dei colori italiani all’estero ora però il presidente non sta facendo più nulla e sembra stia smembrando tutto.

Quindi ribadisco voglio diventare ricco da fare schifo per poter coronare il mio sogno da bambino: fare il presidente del Milan; anche perchè credo che questo sia il momento giusto, il Berlusca, se vado da lui con i contanti, probabilmente venderebbe e io potrei ricominciare a far crescere le giovanili e sfornare i nuovi Baresi, Maldini & C. e potrei continuare a portare i migliori giocatori al mondo, oltretutto, finalmente, anche in Spagna dovranno pagare tutto agli stranieri e quindi non avrei la concorrenza sleale che hanno avuto tutti i club non spagnoli. Così facendo il Milan riprenderebbe a vincere in europa e così manterremmo o riavremmo 4 squadre in champions league.

Logo Milan
Logo Milan

Come vedi non ti mentivo quando ti dicevo che non servono per me i soldi, ma per il bene collettivo dell’intera Italia.

Per concludere, caro Babbo Natale, fammi diventare ricco da fare schifo, per favore, non te ne pentirai anche perchè l’ultima volta che ci siamo visto mi ricordo benissimo che eri un mega tifoso del Milan.

P.S.: Gesù Bambino mi ha detto che non sarebbe geloso.

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Noi Imprenditori

Questo articolo l’ho scritto nel maggio 1996 per una rivista imprenditoriale, l’ho appena ritrovato insieme ad altri documenti interessanti che pubblicherò poco alla volta.

Essere Imprenditore è da sempre un mestiere ricercato, invidiato, bistrattato, esaltato, rifiutato. Chi sceglie di esercitare questa professione normalmente è spinto dalla vocazione dal desiderio di vedere la propria Impresa prosperare e non soltanto dalla sete di denaro (Luigi Einaudi).

Ora invece ci troviamo a dover esercitare prevalentemente altri mestieri che ci distolgono dal nostro core-business (essere Imprenditori) e ci costringono ad abbandonare tutti i buoni propositi. Una parte di tempo considerevole la stiamo spendendo per ottemperare ai dettami del D.Lgs.626/94 definito da Innocenzo Cipolletta “Una storia di ordinaria follia”, un’altra parte considerevole la spendiamo a seguire gli adempimenti burocratici che ogni giorno aumentano e diventano così arzigogolati che forse nemmeno il Dottor Azzeccagarbugli riuscirebbe a districarsi. E Noi nelle poche ore rimaste dobbiamo decidere se riposare o se rinunciare al riposo e pensare ad essere anche Imprenditori.
L’OCSE ci dice che negli ultimi anni circa seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e contemporaneamente altrettanti sono nati nei paesi del Terzo e Quarto mondo. Forse che di colpo siamo diventati tutti incapaci e ci siamo lasciati portare via il lavoro? NO, ci siamo trasformati, stufi di assistere alla mancanza di progettualità e programmazione dei nostri governanti, stufi di spiegare che la mobilità nel Mercato del Lavoro non’ è un capriccio ma una necessità, stufi di essere considerati evasori e delinquenti. Abbiamo diversificato, chi ha potuto ha meccanizzato all’esasperazione i processi produttivi tanto che il nostro Paese è il terzo al mondo per AUTOMAZIONE, chi non ha potuto ha studiato prodotti con bassissimo intervento di manodopera e largo uso di stampi o di terzisti specializzati,  altri ancora, una minoranza per numero ma una grossa fetta per l’economia, hanno trasferito le proprie produzioni in altri Paesi, Brasile, Polonia, Taiwan, Cina ed altri ancora, qualcuno per la verità ha anche chiuso bottega. Siamo stati quindi bravi come Imprenditori, ci siamo adattati alla situazione e abbiamo trovato i rimedi idonei per continuare a far sopravvivere le nostre Aziende. L’OCSE però continua a ricordarci che seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e, continuano a scomparirne.

Se proseguiamo su questa strada tra un po’ dovremo anche produrre i clienti all’estero oppure dare uno stipendio alle macchine per comprare ciò che producono.

Nel frattempo i nostri governanti cosa fanno, litigano sulla presidenza della Camera e del Senato, disquisiscono amabilmente di scala mobile, cassa integrazione questione settentrionale, questione meridionale, l’ho detto prima io no io. Nessuno che pensi di promuovere una politica industriale e del lavoro che sia fondata su presupposti saldi e con tempi chiari da rispettare. Potremmo proporre alcuni interventi non urgenti o tampone ma, di programma. Ritengo che i seguenti punti dovrebbero essere preponderanti per consentire il rilancio dell’economia e dell’occupazione:

  • Riprendere il controllo dei territori meridionali
  • Creare le infrastrutture sia al nord quanto al sud
  • Rendere la pubblica amministrazione efficiente (poste in primis)
  • Attivare una seria politica di incentivazione agli investimenti alle aziende (un buon inizio era quello del Ministro Tremonti)
  • Non distribuire soldi alle aziende ma rendere meno oneroso il peso dell’imposizione fiscale
  • Premiare le aziende che assumono
  • Abolire la legge 604/66(giusta causa)
  • Liberalizzare il collocamento

Tutto questo come detto prima in un quadro di programmazione economica che vada oltre le esigenze di cassa di brevissimo periodo e che si prefigga obiettivi quinquennali con controllo annuale dei risultati. Forse in questo modo siamo ancora in tempo a ricreare quei posti di lavoro persi a causa della meccanizzazione dei processi che è ineluttabile ed auspicabile ma, che deve rientrare in una visione globale del sistema economico.
Secondo ed ultimo tema riguarda l’Etica nei confronti dei propri fornitori. Tra le cause che ci distolgono dal nostro essere Imprenditori una parte importante la riveste anche la continua ricerca di liquidità. Un’indagine svolta da Intra iustitia nei dodici paesi dell’Unione rileva che in Italia mediamente le nostre aziende attendono 89 giorni prima di incassare i propri crediti contro la media Europea di 48. Emerge anche che almeno nel 40% dei casi il ritardo non è dovuto a mancanza di liquidità ma, è intenzionale ed utilizzato come forma di finanziamento  a tasso zero facendo diventare di fatto le Imprese Istituti di credito senza però godere della stessa tutela e dello stesso controllo che tale tipo di attività richiede.

Non esiste alcun motivo per il quale Il ritardo di pagamento debba essere a tasso zero, il “Prompt Payment Act “ americano prevede una costante ed automatica progressione degli interessi dopo 30 giorni. La stessa cosa avviene in Svezia e Germania con meccanismi diversi. Se il debitore si trova a dover pagare interessi più elevati dal fornitore si deve per forza rivolgere agli Istituti di Credito che sono attrezzati a prestare quei servizi che noi non siamo in grado di addossarci.. Ritengo infine non sia un caso che in Italia ci vogliano mediamente tre mesi per essere pagati ed in Svezia dove è in funzione questo sistema l’incasso medio sia di un mese.
Riflettete gente ,riflettete…..

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Elezioni Europee un’inutile perdita di tempo

Il Parlamento Europeo è una delle istituzioni Europee più costose e inutili che siano state mai create.

I Governi europei continuano a prendere in giro il popolo mantenendo in vita questo ricovero per ex politici e personaggi inutili, a cui devono qualcosa, gravando pesantemente sui conti dei singoli stati.

Non ha alcun potere reale, perde il suo tempo a misurare le banane e a scrivere direttive su qualsiasi cosa passi loro per la mente, ma non ha alcun valore politico, come tutte le strutture europeo a dire il vero.

Mancando la volontà da parte delle singole nazioni di delegare i propri poteri all’europa, mancando la volontà di uniformarme il fisco, il mercato del lavoro, la difesa, la politica estera mi domando per quale ragione debba rimanere in vita tale consesso di persone inutili e costose senza dimenticare il costo di siffatte elezioni.

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Vorrei tanto che non fosse solo l’ormai ex ambasciatore americano a dire queste cose

Saluto dell’Ambasciatore Ronald Spogli

Villa Taverna, 5 febbraio 2009

Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia
Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia

Il mio rapporto con l’Italia è cominciato con la nascita in una famiglia Italo-Americana, è proseguito prima con gli studi qui e poi con l’esperienza da Ambasciatore. Non voglio che i miei contatti con l’Italia si interrompano solo perché il mio mandato è giunto al termine. Fin dal mio arrivo, ho sempre cercato di essere estremamente schietto nelle mie analisi sull’Italia, al punto tale che una volta un giornale mi ha definito «l’ambasciatore che porta pena». Coloro che mi conoscono bene, sanno però che nutro un profondo affetto per il vostro Paese. Ogni critica è sempre stata scandita nel massimo rispetto per la terra dei miei avi. È con questo approccio che oggi vorrei congedarmi, esponendovi alcune considerazioni sulle sfide che a mio parere attendono l’Italia.

Spero che gli italiani affrontino queste sfide con spirito unitario. Ci sono chiaramente, a mio avviso, obiettivi sui quali tutti gli italiani possono convergere e sui quali è possibile ottenere un consenso nazionale e un sostegno tra i partiti, i gruppi sociali, le diverse regioni e i governi che si succederanno negli anni.

Economia
L’ambasciata ha cercato di incoraggiare quei cambiamenti economici e quelle riforme necessarie per affrontare la bassa crescita economica dell’Italia. In questo momento l’attenzione globale è focalizzata sul declino della crescita dovuto alla crisi finanziaria. Ma anche prima di questa crisi l’Italia registrava ritmi di crescita di gran lunga inferiori rispetto a quelli dei suoi partner europei. Ciò aveva posto l’Italia in una condizione di relativo declino che aveva portato il Paese ad essere considerato da alcuni come “il malato d’Europa”. Ritengo che questo problema di fondo di una lenta crescita nel lungo periodo sia molto più serio della recessione in atto.

Perché l’economia italiana cresce così poco? Ci sono molte ragioni e sicuramente il fattore demografico svolge un ruolo importante. Ma penso che il cuore del problema risieda nelle politiche e nel clima economico. L’Italia si colloca ripetutamente molto in basso nelle classifiche internazionali sulle condizioni per fare business ed investire. Tutti conosciamo i problemi: una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo secolo.

In questi anni mi sono chiesto come mai gli italiani non reagiscano nel vedere costantemente il proprio paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi. Non voglio certo dire che un paese debba dipendere ciecamente da queste analisi economiche, ma esiste uno stretto legame tra i dati positivi di queste valutazioni e le economie che vanno meglio. Gli italiani dovrebbero sollecitare i cambiamenti per far crescere il paese e soprattutto cercare di costruire un consenso intorno ad essi. Non avreste piacere nel vedere l’Italia risalire nelle classifiche internazionali e ottenere ogni anno risultati migliori? Non sarebbe una ragione di orgoglio per i rappresentanti di tutti i partiti, di tutti i gruppi sociali e di tutte le generazioni?

Ho cercato di incentrare gran parte del dialogo con gli Italiani sull’imprenditorialità. La nostra missione diplomatica ha avviato contatti con istituzioni, gruppi e singoli individui che intendevano sfruttare l’eccellenza italiana nei campi della ricerca, della tecnologia e del design come fonte per avviare nuove imprese e per sostenere la crescita economica.

Tre anni dopo sono felice di vedere che molti italiani stanno lavorando per rafforzare il legame tra la ricerca, i capitali e le imprese. Ed è particolarmente gratificante scoprire che così tanti giovani italiani si stanno avviando verso una carriera da imprenditori. I cambiamenti si realizzano, quando gli italiani li vogliono veramente e lavorano per ottenerli.

Energia
Gli effetti dell’alto prezzo del petrolio nello scorso anno sulle imprese e sui cittadini italiani e in particolare la recente interruzione delle forniture di gas russo in seguito alla controversia con l’Ucraina, dimostrano che la sicurezza energetica continua ad essere una sfida che l’Italia e i Paesi vicini devono affrontare.

L’Italia ha compiuto progressi nella diversificazione delle fonti energetiche. Lo scorso settembre ho partecipato all’inaugurazione del nuovo terminal per lo stoccaggio del gas naturale a Rovigo. La recente crisi del gas può rappresentare un’opportunità per l’Italia per dirigere i propri sforzi verso una strategia che garantisca una reale sicurezza energetica, attraverso la diversificazione delle fonti, dei fornitori e delle rotte. Vorrei esortare l’Italia ad adottare un piano di sicurezza energetica concreto e realistico che promuova la diversificazione attraverso un uso migliore delle risorse nazionali e un diverso mix di fornitori.

I progetti in materia energetica, in particolare le strutture nucleari, richiedono però tempi lunghi prima di essere completati. La sfida per gli italiani sarà quella di costruire il più ampio consenso possibile su questi progetti in modo tale che, visti i tempi lunghi e i naturali cambiamenti di amministrazioni che caratterizzano una democrazia, non ci sia la tentazione da parte dei governi che si succederanno di cancellare o cambiare radicalmente i progetti già avviati. L’Italia ha già visto troppe grandi opere rimaste incompiute e la priorità della sicurezza energetica è troppo importante per risentire dei capricci della politica. Gli italiani dovrebbero impegnarsi e sollecitare i governi a tracciare un percorso consensuale che porti ad una vera sicurezza energetica.

Proseguendo sulla strada finora intrapresa, l’Italia può centrare questo obiettivo.

Formazione
Infine, un tema fondamentale, l’istruzione. L’ho già accennato parlando di economia, ma permettetemi di aggiungere alcune considerazioni. Se c’è un settore in Italia in cui la relazione tra l’impegno e il suo riconoscimento è più debole, a me sembra che questo settore sia proprio l’istruzione superiore. Nei miei incontri con gli studenti ho percepito un profondo pessimismo sul futuro. Non sono sicuri che la laurea li aiuterà a trovare un buon lavoro e spesso ho avuto la sensazione che vedano il loro futuro non in Italia, ma altrove. Il vostro Paese può contare su giovani di grande talento. Perderli sarebbe un vero peccato.

Un fattore che limita l’occupazione in Italia è la mancanza di forti legami tra il mondo accademico e quello dell’impresa. Ci sono ovviamente delle pregevoli eccezioni: durante la mia visita a Torino, per esempio, sono rimasto favorevolmente colpito dal successo della partnership tra il Politecnico e il centro di ricerca della General Motors. Dovrebbero esserci più esperienze di questo tipo. Si tratta di un’area in cui gli Stati Uniti hanno maturato dei punti di forza dai quali potrebbe valere la pena prendere spunto. Distretti come la Silicon Valley o la Route 128 a Boston sono famosi per i loro centri di ricerca che danno vita a migliaia di nuove imprese, che a loro volta offrono opportunità di lavoro ai giovani laureati.

Durante il mio mandato ho concentrato il mio impegno su un nuovo programma di scambio che permettesse ai giovani italiani di vivere una vera immersione nella cultura d’impresa americana. Il programma lo abbiamo chiamato Fulbright-Best (Business Education and Student Training) e sono felice di aver riscontrato un grande sostegno da parte di importanti imprenditori italiani e di numerose regioni, come ad esempio la Toscana. Abbiamo lanciato il bando per la terza fase del programma, in cui manderemo oltre venti giovani nella Silicon Valley per tre mesi di studio sull’imprenditorialità e poi tre mesi di lavoro in un’azienda start-up.

Questo è stato il nostro contributo in questo campo. Ma cosa possono fare gli italiani per migliorare il loro sistema di istruzione? Vi esorto di nuovo a unirvi per raggiungere l’obiettivo di portare il sistema universitario italiano agli standard mondiali più alti. È una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali. Perché, allora, non si scelgono tre università – una del Sud, una del Nord e una del Centro – e gli si concedono uno status speciale e incentivi mirati? Si tratterebbe di sviluppare un programma per portare in dieci anni queste università ai primi posti delle graduatorie mondiali. Non sarebbe questo un obiettivo sul quale gli italiani possano convergere? Non potrebbe essere sostenuto da tutti i partiti, in un vero esempio di consenso nazionale?

In conclusione, vorrei ringraziarvi di nuovo per il vostro lavoro e la vostra collaborazione in questi quarantuno mesi. Tornerò in Italia e sarò felice di rivedervi e di osservare i progressi compiuti dall’Italia nelle sfide che l’attendono.

[fonte : Ambasciata USA]

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Precari e statistiche in Europa

  1. Spagna 31,7%
  2. Polonia 28,2%
  3. Portogallo 22,4%
  4. Paesi Bassi 18,1%
  5. Svezia 17,5%
  6. Finlandia 15,9%
  7. Germania 14,6%
  8. Francia 14,4%
  9. Italia 13,2%
  10. Austria 8,9%
  11. Danimarca 8,7%
  12. Irlanda 7,3%
  13. Lussemburgo 6,8%
  14. Regno Unito 5,9%
  15. Estonia 2,1%
  16. Romania 1,6%

Media UE a 27 14,5%

Fonte Eurostat

Questa classifica rappresenta la percentuale di lavoratori a tempo determinato (precari) per singolo paese.

L’isola beata dei sinistri blogger, la Spagna, meta ambita da quelli che vogliono andarsene dall’Italia primeggia in questa classifica, 1 lavoratore su 3 è precario.

E’ chiaro come la disinformazione regni sovrana, soprattutto nella blogosfera, ed è triste vedere come nella maggiorparte dei casi scrivano a vanvera, accecati solamente da un insana ideologia senza minimamente conoscere quello di cui scrivono, ripetendo a memoria il compitino assegnato dal cattivo maestro di turno.

La realtà la fotografa molto bene Eurostat con i dati che pubblico, riferiti al 2007.

Quello che emerge è che in questa triste classifica vince la Spagna e i paesi del nord, spesso socialisti e spesso portati ad esempio (sbagliando).

Lo sfruttamento della forza lavoro è tipico della cultura socialcomunista dove le persone sono solamente numeri e dove non hanno alcun valore e la Spagna lo dimostra con molta chiarezza esattamente come la Svezia.

Ogni volta che ascolto qualche trasmissione italiana ho l’impressione che in Italia esistano solo lavoratori precari e nessuno a tempo indeterminato cosa che è assolutamente falsa.

I precari in Italia sono inferiori alla media europea, sono ben oltre la metà rispetto al paese dei sogni (incubi meglio) Spagna, sono inferiori a Germania e Francia e rappresentano 1,3 lavoratori ogni 10.

Quindi o voi che volete andare via dall’Italia scegliete molto bene il paese dove espatriare perchè come potete ben vedere sono pochi quelli dietro l’Italia in questa classifica, fate molta attenzione perchè rischiate di cadere dalla padella nella brace.

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