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Viva la Democrazia

Le elezioni sono terminate e le urne hanno dato il loro responso.

In un paese Democratico dopo il voto si comincia a lavorare per il Paese.

In Italia gli elettori di chi ha vinto ma perso da ieri passano il loro tempo ad insultare gli altri, minacciano di togliere l’amicizia da facebook (?!?!), propongono di tirare sberle agli sconosciuti che tanto per statistica ti trovi uno del centrodx o un grillino e dulcis in fundo vorrebbero togliere il diritto di voto a che non vota come loro (evviva, come sono democratici) . Sono gli stessi che 2 mesi fa’ dicevano che i voti di quelli li non li volevano.

Ho un grande rispetto per gli elettori e in queste ultime elezioni sono stati molto chiari:

  • Sono stufi di essere considerati un portafoglio sempre a disposizione
  • Sono stufi dei vecchi partiti
  • Sono stufi di Bersani Bindi e CGIL
  • Sono stufi di essere considerati dei minus habens perché non votano PD
  • Sono stufi di essere malgoveranti
  • Non credono che Bersani Bindi e CGIL possano portare ad un rinnovamento
  • Non credono ad una politica di rigore per pagare l’elefantiaca macchina pubblica, per pagare le baby pensioni, per pagare le pensioni d’oro
  • Sono stufi di vedere i propri figli disoccupati
  • Sono stufi di vedere i propri genitori licenziati senza possibilità di trovare un lavoro
  • Sono talmente stufi che piuttosto che votare Bindi Bersani e CGIL sono riusciti a rivotare Berlusconi

Sono stufi.

L’esito delle urne, dopo una Democratica votazione, dice che il Paese non vuole un partito a governare ma, vuole che gli eletti governino insieme su valori condivisi per realizzare in fretta le riforme necessarie per abbassare drasticamente le tasse, per far ripartire l’economia e di conseguenza l’occupazione, di non farsi mettere i piedi in testa dalla Germania e dall’Europa, di dimezzare i parlamentari, di rendere efficiente e meno costosa la cosa pubblica e di modificare il sistema di governo e poi la legge elettorale.

Tutte queste cose possono essere realizzate solo se, finalmente, gli eletti si dimostreranno responsabili.

Dare la colpa al porcellum è aleatorio visto che con quei dati sarebbe stato difficile avere un vincitore con qualsiasi sistema di voto, escludendo l’uso delle armi.

Dare la colpa all’idiozia di chi non ha votato come te è idiota.

Dai problemi nascono le opportunità e ora, oggettivamente, governare è un problema quindi abbiamo enormi opportunità per fare cose buone e giuste.

Il fallimento NON è del popolo, che è sovrano e decide sempre nel modo migliore (non più giusto), il fallimento è dei partiti, dei politici stupidi che non hanno più alcun rapporto con la realtà, chiusi dentro il loro fortino dorato.

Non hanno capito la lega, non hanno capito il movimento 5 stelle, continuano a non capire che i problemi esistono e in questo modo continuano a fare le scelte sbagliate.

Sono fiducioso e sono convinto che alla fine ci risolleveremo.

PS: Tutto quello scritto in questo post è solamente il mio pensiero, parlo per me stesso e per nessun’altro e non rappresento niente e nessuno, rappresento solo me stesso.

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Ridurre le uscite dello stato con un metodo semplice semplice

Leggendo questo articolo che mostra il costo dei dipendenti regionali divisi per regione mi è venuto in mente un sistema semplice per ridurre in maniera consistente i costi dello stato.

Sono abrogate le regioni autonome ed è fissato a 21 € per abitante il costo dei dipendenti regionali per regione. Se la regione vuole pagare di più la differenza verrà pagata dagli abitanti della regione stessa.

In questo modo lo stato risparmia 5 miliardi e 300 milioni di euro all’anno.

Mi sembra molto semplice come soluzione, no?

Qui la tabella con i dati:

REGIONE COSTO ANNUO COSTO PER ABITANTE N° ABITANTI COSTO ANNUO X 21 TASSE IN PIU’ PER ABITANTE
Lombardia 197.610.920 21 9.410.044 197.610.920 -
Veneto 150.208.329 32 4.694.010 98.574.216 11
Liguria 53.170.844 34 1.563.848 32.840.815 13
Emilia-Romagna 147.903.037 36 4.108.418 86.276.772 15
Toscana 154.849.204 43 3.601.144 75.624.030 22
Piemonte 214.458.320 50 4.289.166 90.072.494 29
Lazio 275.142.468 53 5.191.367 109.018.714 32
Puglia 225.947.730 56 4.034.781 84.730.399 35
Marche 95.594.659 64 1.493.667 31.366.997 43
Campania 411.183.745 71 5.791.320 121.617.727 50
Abruzzo 97.927.281 76 1.288.517 27.058.854 55
Calabria 167.601.944 83 2.019.301 42.405.311 62
Umbria 71.032.693 84 845.627 17.758.173 63
Basilicata 55.374.679 93 595.427 12.503.960 72
Sardegna 243.759.448 148 1.647.023 34.587.489 127
Friuli-Trieste 193.216.182 161 1.200.101 25.202.111 140
Molise 60.008.000 187 320.898 6.738.866 166
Sicilia 1.744.681.578 349 4.999.088 104.980.840 328
Trentino-SudTirolo 1.708.273.306 1.775 962.407 20.210.557 1.754
Valdaosta 269.332.346 2.207 122.035 2.562.745 2.186
TOTALI 6.537.276.713 58.178.190 1.221.741.992
RISPARMIO ANNUALE 5.315.534.721
Costo del personale dipendente dalle Regioni
Spesa complessiva per regione, e costo per ogni abitante
Fonte; Istat, Ministero dell’Economia, 2010
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La rivoluzione prossima ventura

La situazione attuale dell’Italia è veramente difficile.

In Italia abbiamo una tassazione a livelli svedesi ma, con servizi pubblici italiani.

Abbiamo, in Italia, una macchina statale che si ingoia tutto quello che viene prodotto dai privati e è talmente affamata che i soldi non bastano mai.

Nessun governo ha mai messo mano alla scatola pubblica, accettando deficit regionali della sanità folli, regolarmente ripianati con i soldi dei contribuenti, nessun governo ha mai messo mano alle assurde assunzioni senza logica fatte da alcuni comuni, province o regioni.

Ogni governo, invero, ha cercato di creare un nemico pubblico per mascherare la propria incapacità, da alcuni anni il nemico pubblico è l’evasore.

L’evasore è quella figura mitologica che ha causato tutti i mali dell’italia, non è stato il malgoverno, non sono state le regioni, non è stata la macchina statale, non è stata la folle tassazione (diretta e indiretta), non è stata la collusione mafia/politica, non sono state le ruberie continue, non è stata la pessima politica economica, non è stata la pessima legislatura sul lavoro, NO è tutta colpa dell’evasore, se per caso l’evasore diventasse contribuente i suoi euri farebbero di colpo funzionare il paese, come d’incanto le regioni non creerebbero più deficit sanitario perché il problema è l’evasore non la mala sanità, di colpo l’economia ripartirebbe e le tasse scenderebbero di 1000 mila punti percentili, SI è gli asini volano.

I tempi non sono ancora maturi ma, l’aria si surriscalda. Nessuna vera riforma è mai venuta da chi ha causato i guasti e la gente comincia a fare fatica, fatica vera ad arrivare a fine mese, a pagare le bollette e a fare la spesa.

Non oggi e nemmeno domani, probabilmente dopodomani assisteremo agli assalti ai forni per poi arrivare ad una rivoluzione cruenta con morti e feriti per spazzare via la classe dirigente di questo paese.

Il problema in tutto questo è che le rivoluzioni sono tanto belle quanto cruente e i loro risultati sono sempre discutibili.

Non voglio chiamare nessuno alle armi voglio solo che chi governa e chi governerà sia ben consapevole che prima o poi i moschetti riapriranno bocca e sarà quella la voce che decreterà la parola fine e decreterà il vero fallimento, aver preso in giro la gente per 40 anni.

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Equo compenso, tutela dei diritti d’autore fine del capitalismo

Adam Smith
Adam Smith

Il buon Adamo Smith si starà rivoltando nella tomba dopo l’approvazione della tassa che la SIAE e Bondi continuano a non definire tale con simpaticissime uscite da azzeccagarbugli.

Il Capitalismo è una cosa molto semplice e crudele allo stesso tempo, i più bravi vanno avanti gli altri chiudono liberando spazio nel mercato per altri bravi.

Il Capitalismo deve avere delle regole perché altrimenti è veramente un sistema crudele e efficiente ma, non si può trasformarlo in economia di mercato pianificata di memoria sovietica.

La tassa che la SIAE e il ministro Bondi ci hanno regalato è esattamente questo, economia di mercato pianificata, in pratica stante l’assoluta incapacità di alcune aziende di adattarsi al mercato si decide di bloccare il mercato con dei prelievi forzosi dalle tasche di tutti i consumatori, di fatto non permettendo ad aziende sane e innovative di poter sviluppare nuovi business idonei ai nuovi mezzi.

Le aziende e gli autori invece di guardare l’enorme schifo che producono preferiscono rimanere legati alla produzione di CD musicali con 1 traccia decente e 11 schifezze costringendo chi vuole ascoltare quell’unico pezzo a spendere cifre assurde, preferiscono produrre film schifosi e fregarsene bellamente dell’utente, preferiscono decidere loro i palinsesti perché l’utente per loro è un cretino.

Voglio decidere io come, quando e cosa ascoltare, vedere non mi serve un trombone che mi dice quello che devo fare, lo voglio decidere io senza alcun intermediario.

Visto l’ottusità di queste persone mi dedicherò all’acquisto di HW all’estero e darò tanta biada ai miei muli.

Incredibile che il capitalismo sia ormai solo una barzelletta e il mercato un opinione.

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Noi Imprenditori

Questo articolo l’ho scritto nel maggio 1996 per una rivista imprenditoriale, l’ho appena ritrovato insieme ad altri documenti interessanti che pubblicherò poco alla volta.

Essere Imprenditore è da sempre un mestiere ricercato, invidiato, bistrattato, esaltato, rifiutato. Chi sceglie di esercitare questa professione normalmente è spinto dalla vocazione dal desiderio di vedere la propria Impresa prosperare e non soltanto dalla sete di denaro (Luigi Einaudi).

Ora invece ci troviamo a dover esercitare prevalentemente altri mestieri che ci distolgono dal nostro core-business (essere Imprenditori) e ci costringono ad abbandonare tutti i buoni propositi. Una parte di tempo considerevole la stiamo spendendo per ottemperare ai dettami del D.Lgs.626/94 definito da Innocenzo Cipolletta “Una storia di ordinaria follia”, un’altra parte considerevole la spendiamo a seguire gli adempimenti burocratici che ogni giorno aumentano e diventano così arzigogolati che forse nemmeno il Dottor Azzeccagarbugli riuscirebbe a districarsi. E Noi nelle poche ore rimaste dobbiamo decidere se riposare o se rinunciare al riposo e pensare ad essere anche Imprenditori.
L’OCSE ci dice che negli ultimi anni circa seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e contemporaneamente altrettanti sono nati nei paesi del Terzo e Quarto mondo. Forse che di colpo siamo diventati tutti incapaci e ci siamo lasciati portare via il lavoro? NO, ci siamo trasformati, stufi di assistere alla mancanza di progettualità e programmazione dei nostri governanti, stufi di spiegare che la mobilità nel Mercato del Lavoro non’ è un capriccio ma una necessità, stufi di essere considerati evasori e delinquenti. Abbiamo diversificato, chi ha potuto ha meccanizzato all’esasperazione i processi produttivi tanto che il nostro Paese è il terzo al mondo per AUTOMAZIONE, chi non ha potuto ha studiato prodotti con bassissimo intervento di manodopera e largo uso di stampi o di terzisti specializzati,  altri ancora, una minoranza per numero ma una grossa fetta per l’economia, hanno trasferito le proprie produzioni in altri Paesi, Brasile, Polonia, Taiwan, Cina ed altri ancora, qualcuno per la verità ha anche chiuso bottega. Siamo stati quindi bravi come Imprenditori, ci siamo adattati alla situazione e abbiamo trovato i rimedi idonei per continuare a far sopravvivere le nostre Aziende. L’OCSE però continua a ricordarci che seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e, continuano a scomparirne.

Se proseguiamo su questa strada tra un po’ dovremo anche produrre i clienti all’estero oppure dare uno stipendio alle macchine per comprare ciò che producono.

Nel frattempo i nostri governanti cosa fanno, litigano sulla presidenza della Camera e del Senato, disquisiscono amabilmente di scala mobile, cassa integrazione questione settentrionale, questione meridionale, l’ho detto prima io no io. Nessuno che pensi di promuovere una politica industriale e del lavoro che sia fondata su presupposti saldi e con tempi chiari da rispettare. Potremmo proporre alcuni interventi non urgenti o tampone ma, di programma. Ritengo che i seguenti punti dovrebbero essere preponderanti per consentire il rilancio dell’economia e dell’occupazione:

  • Riprendere il controllo dei territori meridionali
  • Creare le infrastrutture sia al nord quanto al sud
  • Rendere la pubblica amministrazione efficiente (poste in primis)
  • Attivare una seria politica di incentivazione agli investimenti alle aziende (un buon inizio era quello del Ministro Tremonti)
  • Non distribuire soldi alle aziende ma rendere meno oneroso il peso dell’imposizione fiscale
  • Premiare le aziende che assumono
  • Abolire la legge 604/66(giusta causa)
  • Liberalizzare il collocamento

Tutto questo come detto prima in un quadro di programmazione economica che vada oltre le esigenze di cassa di brevissimo periodo e che si prefigga obiettivi quinquennali con controllo annuale dei risultati. Forse in questo modo siamo ancora in tempo a ricreare quei posti di lavoro persi a causa della meccanizzazione dei processi che è ineluttabile ed auspicabile ma, che deve rientrare in una visione globale del sistema economico.
Secondo ed ultimo tema riguarda l’Etica nei confronti dei propri fornitori. Tra le cause che ci distolgono dal nostro essere Imprenditori una parte importante la riveste anche la continua ricerca di liquidità. Un’indagine svolta da Intra iustitia nei dodici paesi dell’Unione rileva che in Italia mediamente le nostre aziende attendono 89 giorni prima di incassare i propri crediti contro la media Europea di 48. Emerge anche che almeno nel 40% dei casi il ritardo non è dovuto a mancanza di liquidità ma, è intenzionale ed utilizzato come forma di finanziamento  a tasso zero facendo diventare di fatto le Imprese Istituti di credito senza però godere della stessa tutela e dello stesso controllo che tale tipo di attività richiede.

Non esiste alcun motivo per il quale Il ritardo di pagamento debba essere a tasso zero, il “Prompt Payment Act “ americano prevede una costante ed automatica progressione degli interessi dopo 30 giorni. La stessa cosa avviene in Svezia e Germania con meccanismi diversi. Se il debitore si trova a dover pagare interessi più elevati dal fornitore si deve per forza rivolgere agli Istituti di Credito che sono attrezzati a prestare quei servizi che noi non siamo in grado di addossarci.. Ritengo infine non sia un caso che in Italia ci vogliano mediamente tre mesi per essere pagati ed in Svezia dove è in funzione questo sistema l’incasso medio sia di un mese.
Riflettete gente ,riflettete…..

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Riforma della sQuola

Ora è 5+3+2+3+3+2 =18

Leggendo chi contesta scopro che tutti sono concordi che solo i primi 5 sono di livello.

Suggerimento facciamo un 5+5+5+5=20 ripetendo continuamente solo i primi 5 avremo degli stupendi laureati elementari.

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Università e taglio dei Fondi.

Non conosco personalmente il Rettore del Politecnico Giulio Ballio ma, dopo aver letto questa lettera agli studenti del Politecnico lo farei immediatamente Ministro.

La riporto tutta perchè questa è la via per riformare l’Università e soprattutto perchè è l’unico che invece di protestare per salvare poltrone e poltroncine propone soluzioni VERE ed ottime.

Certo che se in Italia passasse quello che propone questo VERO educatore avremmo ottimi laureati (e il politecnico sforna ottimi laureati già ora), avremmo Atenei ottimamente amministrati e scomparirebbero gli atenei fabbriche di poltrone e costi inutili per la collettività.

Caro Ministro Tremonti, (sappi che ti supporto) leggi questa lettera e falla diventare disegno di Legge e crea gli strumenti necessari all’attuazione della stessa che il Rettore ha solamente abbozzato.

Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.

In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

I decreti Gelmini

Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell’Agosto 2008 sono le seguenti:

* una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
* la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
* la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.

Il Finanziamento statale del sistema universitario

Ogni anno la Finanziaria stabilisce l’ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell’OCSE).

Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati,  chi subito, chi fra due – tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell’86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma  dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

La riduzione del turn over

La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili,  proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l’università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

E’ un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l’opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l’università che, senza l’immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni

E’ stato detto in molti interventi che l’articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l’Ateneo.

L’On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l’onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere “privata” una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

E’ oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente  il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l’Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

Cosa fare

Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D’altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee  possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell’opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E’ quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?

a)      Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all’insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell’allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.

b)      Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve  promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del  nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali  in molti paesi europei.

c)      Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell’avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell’inserimento dei giovani.

d)      Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell’interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un’ottica di complementarietà;

e)      Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l’impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;

f)        Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l’impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti

Allora cosa fare verso l’esterno?

Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all’insegna della trasparenza e dell’obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l’impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un “patto di stabilità”, cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

Conclusioni

Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell’appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell’intero sistema universitario pubblico del Paese.

Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.

Giulio Ballio

Rettore del Politecnico di Milano

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Malpensa MXP

Destra e sinistra finalmente d’accordo in Lombardia.

Speriamo che veramente Alitalia si concentri su Fiumicino e che le parole del governatore Formigoni, del sindaco Moratti, e del presidente Penati non siano solamente i soliti “ricatti in politichese” per spuntare un pezzetto di torta.

E’ da anni che spero che Alitalia se ne vada dalla Malpensa e che il suo posto venga preso da una compagnia straniera che garantirà voli migliori a prezzi migliori investendo su Malpensa creando posti di lavoro e ricchezza e permettendo alle aziende del Nord, il motore del paes, di crescere ed espandersi.

[via: tgcom ]

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I Blog del Giornale.it crescono

Come già scrivevo in questo post, alcune firme del Giornale hanno finalmente un blog.

Ecco i Giornalisti che stanno Bloggando :

L'header dei blog del giornale

tornielli blog

Tornielli noto Vaticanista si occupa di temi legati al Vaticano e alla Religione. INTERESSANTE

il blog di foa

Foa in questo periodo sta parlando spesso della questione Turchia. DA NON PERDERE

blog del porro

E’ appena entrato nei miei feed. DA VALUTARE

blog del villa

Il buon Villa da sempre parla di Golf sul Giornale (anche di molte altre cose ovviamente :-) ) . SEGUITELO PER SCOPRIRE IL GOLF, MERITA

blog del giordano

E’ appena entrato nei miei feed. DA VALUTARE

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