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Viva la Democrazia

Le elezioni sono terminate e le urne hanno dato il loro responso.

In un paese Democratico dopo il voto si comincia a lavorare per il Paese.

In Italia gli elettori di chi ha vinto ma perso da ieri passano il loro tempo ad insultare gli altri, minacciano di togliere l’amicizia da facebook (?!?!), propongono di tirare sberle agli sconosciuti che tanto per statistica ti trovi uno del centrodx o un grillino e dulcis in fundo vorrebbero togliere il diritto di voto a che non vota come loro (evviva, come sono democratici) . Sono gli stessi che 2 mesi fa’ dicevano che i voti di quelli li non li volevano.

Ho un grande rispetto per gli elettori e in queste ultime elezioni sono stati molto chiari:

  • Sono stufi di essere considerati un portafoglio sempre a disposizione
  • Sono stufi dei vecchi partiti
  • Sono stufi di Bersani Bindi e CGIL
  • Sono stufi di essere considerati dei minus habens perché non votano PD
  • Sono stufi di essere malgoveranti
  • Non credono che Bersani Bindi e CGIL possano portare ad un rinnovamento
  • Non credono ad una politica di rigore per pagare l’elefantiaca macchina pubblica, per pagare le baby pensioni, per pagare le pensioni d’oro
  • Sono stufi di vedere i propri figli disoccupati
  • Sono stufi di vedere i propri genitori licenziati senza possibilità di trovare un lavoro
  • Sono talmente stufi che piuttosto che votare Bindi Bersani e CGIL sono riusciti a rivotare Berlusconi

Sono stufi.

L’esito delle urne, dopo una Democratica votazione, dice che il Paese non vuole un partito a governare ma, vuole che gli eletti governino insieme su valori condivisi per realizzare in fretta le riforme necessarie per abbassare drasticamente le tasse, per far ripartire l’economia e di conseguenza l’occupazione, di non farsi mettere i piedi in testa dalla Germania e dall’Europa, di dimezzare i parlamentari, di rendere efficiente e meno costosa la cosa pubblica e di modificare il sistema di governo e poi la legge elettorale.

Tutte queste cose possono essere realizzate solo se, finalmente, gli eletti si dimostreranno responsabili.

Dare la colpa al porcellum è aleatorio visto che con quei dati sarebbe stato difficile avere un vincitore con qualsiasi sistema di voto, escludendo l’uso delle armi.

Dare la colpa all’idiozia di chi non ha votato come te è idiota.

Dai problemi nascono le opportunità e ora, oggettivamente, governare è un problema quindi abbiamo enormi opportunità per fare cose buone e giuste.

Il fallimento NON è del popolo, che è sovrano e decide sempre nel modo migliore (non più giusto), il fallimento è dei partiti, dei politici stupidi che non hanno più alcun rapporto con la realtà, chiusi dentro il loro fortino dorato.

Non hanno capito la lega, non hanno capito il movimento 5 stelle, continuano a non capire che i problemi esistono e in questo modo continuano a fare le scelte sbagliate.

Sono fiducioso e sono convinto che alla fine ci risolleveremo.

PS: Tutto quello scritto in questo post è solamente il mio pensiero, parlo per me stesso e per nessun’altro e non rappresento niente e nessuno, rappresento solo me stesso.

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Scambio di mail surreale

Il 1 gennaio 2011 ricevo questa mail da Mister X (nome di fantasia):

Oggetto: perchè?

Testo:premetto che faccio parte della schiera , purtroppo, ben nutrita degli “scontenti”. ci tengo a dire che ci sono rimasto un po’ male nel vedere persone bollate come buffoni per il solo motivo di aver espresso un forte disagio. Sono convinto che la liberta’ di espessione sia un requisito irrinunciabile della democrazia.Detto cio’ vengo al motivo per cui le sto scrivendo:domando , mosso da sincera curiosita’ , cosa puo’ portare una persona ad accettare passivamente lo stato di cose attuale .La mia non vuole essere una mera provocazione,e’ solo che conosco molto bene le argomentazioni di chi la pensa come me ma ben pochi illustrano dei buoni motivi per “abbassare la testa e tacere”.la reputo una persona molto intelligente , mi aspetto una risposta a tono.  grazie

Non capendo a cosa si riferisce Mister X rispondo:


perchè cosa? a cosa ti riferisci?

Ricevo la risposta che segue e comincio a capire che sarà divertente:


non le e’ arrivato il testo del mio messaggio ?inoltro nuovamente
Mia ulteriore risposta:

Vorrei sapere da dove lei desume che io la pensi come lei afferma, non sono scemo so leggere quello che ha scritto, il fatto è che vorrei capire dove lei ha interpretato in quel modo il mi pensiero, senza sapere quello la vedo molto dura anche solo il pensare di risponderle.
E qui mister X comincia mostrare i suoi primi pregiudizi:

peccato…in questa maniera non fa altro che confermarmi che usa la sua notevole dialettica unicamente per criticare il prossimo . che spreco.vabbe’ ,buon pro le faccia …BUONA VITA!
Resisto e insisto:

Ma fa così fatica a mettermi il link da dove desume di aver capito quello che pensa di aver capito?
Nulla Mister X continua:

bel giro di parole,veramente.cmq mi sono preso la briga di leggere qualche decina di messaggi (botta e risposta nulla escluso)ed e’ lampante che chiunque abbia un’idea diversa dalla sua o da quella dei suoi sostenitori e’ sistematicamente denigrato ,insultato.allora mi faccia capire una cosa:nei giorni scorsi chi ha manifestato il suo dissenso per le strade e’ unicamente un sovversivo ,un criminale,ora chi si sfoga sulla rete e’ un buffone.alla faccia del bipartisan! resta comunque il fatto che non ha ancora risposto alla mia domanda:cosa trova di blasfemo nell’esprimere un dissenso.(si ricordi di essere democratico)
Ed io ovviamente:

Se lei non mi mette il link dove io avrei scritto che esprimere dissenso è blasfemo io NON le posso rispondere.
Ed ora il gran finale, scontato:

niente da fare….qui le risposte non arrivano.piu’ chiaro di cosi’ non posso essere e cavillare non porta a nulla . Non perdero’ altro tempo con lei e il suo “sitino”.buona notte

Questo scambio di mail potrebbe essere tutto finto o tutto vero, di base non c’è alcun riferimento a persone cose animali.

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Democrazia, la fantastica illusione

La Democrazia è l‘illusione di cui tutti ci nutriamo, il cibo per le nostre aspirazioni. Vivere in democrazia ci sembra un qualcosa da difendere e da perpetuare.

Il governo del Popolo è l’illusione più subdola che chi governa propina agli elettori.

La democrazia non esiste, noi viviamo in una sorta di matrix, inconsapevoli di vivere tutta una finzione perchè in realtà la democrazia, il governo del popolo non esiste.

Lo so che molti di voi in questo momento staranno pensando che questo è il solito discorso qualunquista, che i nostri nonni hanno dato la vita per donarci la democrazia, che se governasse quello o quell’altro si che ci sarebbe democrazia ma, non è così non c’è alcun qualunquismo.

In ogni paese esiste un oligarchia che governa secondo i propri interessi, badando a non inimicarsi il popolo consumatore con alcune concessioni ma null’altro.

I poteri forti hanno nomi e cognomi, si chiamano banche, editori, gruppi finanziari,assicurazioni, Fiat (in Italia),paesi stranieri  e altri ancora.

Loro decidono chi finanziare e chi aiutare loro decidono chi dovrà salire al potere e chi invece dovrà rimanere fuori. Dai ministri, dai capi di governo, dai notabili dei vari partiti, vanno i Presidenti, gli amministratori di questi gruppi e con loro, al riparo da orecchie indiscrete, stabiliscono i programmi i progetti e decidono del nostro futuro.

La FIAT, scontenta di qualcosa, manda Montezemolo a creare la sua fondazione per avvisare l’attuale inquilino di palazzo chigi che deve stare attento altrimenti si mettono a fare politica. Negli USA, dove la maggioranza dei cittadini è d’accordo, non si riesce a far passare una legge per creare la sanità pubblica, cosa normale per un paese civile, in Italia si tuona contro le banche si fà finta di bastonarle ma, nulla è cambiato, nessuna banca ha elargito un euro in più alla piccola e media imprese, nonostante tutti i finti provvedimenti presi.

La politica costa e solo chi ha i soldi può fare politica e per avere i soldi devi rivolgerti a che ce li ha creandoti così un debito da pagare in futuro, negli USA è normale per le aziende finanziare entrambi i partiti.

I politici sono sempre scelti da altri politici e allo stesso modo vengono trombati se legati a correnti perdenti.

Il popolo è solo un consumatore da coccolare nelle vicinanze delle elezioni e null’altro, il popolo non ha alcun vero potere perchè il suo voto è incanalato verso i politici scelti dai poteri forti, il popolo non sceglie nulla perchè nessuno del popolo potrà mai avere il potere senza l’approvazione dei poteri forti.

Gli errori gravi del governo Berlusconi non sono l’essere andato a puttane o l’aver divorziato o l’aver fatto gaffes ma sono erorri molto più gravi per il paese come l’aver ripanato con i soldi dei contribuenti il deficit del comune di Catania o del comune di Roma perchè non può permettersi di perdere questi caposaldi dove i poteri forti sarebbero rimasti molto delusi dal non incassere le proprie spettanze, come non l’aver commissariato la Campania e la sanità della Sicilia che da sole creano un debito pari ad una finanziaria di piccolo cabotaggio e tutto questo non certo a favore dei servizi ai cittadini ma a favore dei poteri forti della zona. Nessun governo può fare a meno dei poteri forti e nessun governo andrà mai contro chi finanzia tutto.

Si lo so che ora state pensando che questo (io) non so che i finanziamenti privati sono illegali ma, vi stupirò, lo so. Dare lavoro, è tipico di alcuni poteri forti che in questo modo si assicurano il controllo del voto e sono in grado di influenzarlo, finanziare come sponsor qualche convegno o assumere qualche amico è supporto finanziario per non parlare degli editori che supportano una  o l’altra parte.

Al popolo viene lasciata l‘illusione di vivere in democrazia, viene lasciata l’illusione della libertà di parola e di espressione, vengono scritte Costituzioni bellissime e altisonanti ma, assolutamente vuote.

Lasciano che il popolo discuta, si incontri, lo portano in piazza e gli regalano illusioni e speranze salvo poi fare solo quello che è compatibile con i poteri forti.

Creano ad arte contrapposizioni per avere dei soldati da spendere nella guerra tra poteri forti perchè non crediate che i poteri forti vanno d’accordo tra loro, sono predatori che vivono di compromessi e non si mangiano solo per convenienza o per mancanza di forza per prevalere sull’avversario.

Una vera democrazia non dovrebbe fondarsi su una maggioranza semplice, dovrebbe basarsi sulla partecipazione del popolo, dovrebbe basarsi sulle persone non sui partiti e dovrebbe essere completamente slegata dai soldi cosa al momento assolutamente utopistica.

Certamente al momento questo è il meno peggio dei sistemi di governo ma essere il meno peggio non significa che sia il migliore.

Quella che noi chiamiamo democrazia è in realta un oligarchia governata da una guerra sempre aperta dove i lupi mangiano gli agnelli e a volte, poche, diventano cannibali.

Se vivessimo in democrazia al governo avremmo persone scelte dal popolo non dai partiti, avremmo governi il cui primo compito non sarebbe quello di ripianare debiti ma di risolvere i problemi veri delle persone:

La povertà, l’assistenza sanitaria, la casa, la cultura e solo dopo penserebbe alle cose futili, perchè un governo del popolo metterebbe al centro del suo agire la persona non i poteri forti, che si chiamino banche, aziende, gruppi editoriali, sindacati, partiti o paesi stranieri ( mi riferisco all URSS o agli USA come esempio di intromissione di governi stranieri). Un governo del popolo per il popolo e non per i poteri forti che  hanno instaurato una dittatura di fatto facendoci credere di vivere in una democrazia.

Questo discorso si applica a TUTTE le cosidette democrazie, non è peculiarità del nostro paese e dei nostri governanti.

So anche che qualcuno penserà che sono diventato comunista, tranquili quello che ho scritto non ha nulla a vedere con la dittatura del proletariato e amenità simili, io mi rifaccio ad un liberismo vero, dove il centro di tutto è l’Uomo inteso come essere umano (specifico per evitare considerazioni idiote) e non il denaro e il potere o l’affermazione personale ma, sono perfettamente consapevole che per ora rimane un Utopia visto che chi detiene il potere, i burattinai, non ha nessuna intenzione di lasciarlo e se vermanente credete che un politico qualsiasi sia meglio di un altro, mi dispiace deludervi, non è così, ha sempre un referente a cui rendere conto.

Una cosa voglio però affermare con forza, io sono ottimista e sono convinto che un giorno ci sarà il governo del popolo per il popolo, non so quando, non so se lo vedrò ma ci sarà.

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Sciopero dei blog e legge ammazza internet

Non ho voglia di scrivere nulla perchè non ho nessuna voglia di passare sempre per il solito bastiancontrario, servo del padrone contrario al pensiero unico imperante nella blogopalla e nel mondo dei social network fighi.

Non ho voglio di spiegare che ogni volta che un solone grida alla fine della democrazia soloperchènonriescealeggere2paroledifila senza vedersi di fronte Berlusconi con gli stivaloni, sta gridando al vento stronzate.

Non ho voglia di scrivere che Gilioli lavora solo per se stesso e per una strategia messa in atto dal padrone che lo manovra e lo foraggia.

Non ho voglia di scrivere su questo evento stronzata che parte su basi completamente false e quindi sottoscrivo completamente il pensiero di uno che la blogopalla ama (anche io sono tra i suoi fan):

Daniele Minotti.

UPDATE: Per comprendere meglio come Gilioli si muove leggete questo post di Michele Ficara.

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Il Fallimento dell’istituto Referendario

Anche questo referendum ha fallito il quorum e quindi non è servito a nulla.

Come ho sempre scritto e sostenuto, il referendum è fondamentale perchè è l’unico strumento di democrazia diretta che abbiamo a disposizione motivo per il quale sono andato a votare lo stesso ben consapevole che il quorum non sarebbe stato raggiunto.

Questa cosa però dovrebbe far riflettere, proporre un referendum che modifica in modo molto parziale  legge elettorale che è già materia di intese di riforma , lo ritengo inutile e demagogico.

Il Referendum deve servire per i grandi temi e non può essere utilizzato ad ogni più sospinto per le cose più risibili e con efficacia, se vinto, così ristretta e soprattutto tecnica.

Il nostro ordinamento prevede che ci siano persone elette per nostro conto che si debbono occupare di questioni tecniche come era questo referendum ed è assurdo proporre un referendum su una materia che è già oggetto di discussione tra i vari partiti.

E’ troppo semplice indire un referendum e negli ultimi anni abbiamo visto fiorire tonnellate di quesiti referendari per i più astrusi ed inconsistenti.

Appoggio fermamente l’istituto referendario e spero che torni ad occuparsi di grandi temi, come lo furono il divorzio,l’aborto o il nucleare, temi che la gente capisce perfettamente sente con passione (modifica effettuata per andare incontro a chi ha difficoltà a comprendere :-) )e che la smetta di occuparsi di questioni tecniche e non di principio.

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Votare PD nel Nord Ovest

Probabilmente qualcuno si stupirà di questo post ma, chi mi conosce bene capirà.

Ritengo l’Alternanza di Governo l’unico vero strumento democratico e quindi sono preoccupato della morte annunciata del paziente PD, e lettori di destra del mio blog, state tranquilli sono e rimango a destra e non venitemi a dire che a sinistra non farebbero mai quello che faccio io, non mi importa nulla, la Democrazia non è un concetto è un Religione ed è un qualcosa che noi non ci siamo guadagnati, che ci è stata regalata dai nostri avi che l’hanno creata con il loro sangue.

Il compagno SuzukiMaruti ha individuato un candidato, penultimo in lista, del PD nel NordOvest che sembra essere una gran brava persona quindi usate le preferenze, elettori del PD e mettete il suo nome sulla scheda: ROBERTO PLACIDO.
Questo il suo sito http://www.robertoplacido.it/.

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Referendum 2009

Visto che l’informazione si sta dibattendo in interessantissimi dibattiti su chi è Noemi e se il Berlusca se l’è trombata o no, parlerò ai miei due affezionati lettori  dei tre quesiti refendari al quale siamo chiamati a dare una risposta.

Vorrei ricordare che il referendum, è l’unico strumento di democrazia diretta a nostra disposizione quindi è un peccato che a nessuno interessi spiegare cosa saremo chiamati a decidere.

I primi due quesiti, sono uguali solo che uno si rivolge alla Camera dei Deputati e l’altro al Senato della Repubblica.

In pratica vengono eliminate le coalizioni, il premio di maggioranza viene dato solo alla lista che ha ricevuto più voti. In pratica rientra dalla finestra il bipartitismo voluto da Segni con l’introduzione dell’Uninominale (poi abrogato).

Questi 2 quesiti sono quelli che mi creano maggior difficoltà nella scelta perchè se è vero che il bipartitismo porterebbe a governi più stabili è anche vero che sarebbe un governo dove le minoranze più o meno ampie non sarebbero mai più rappresentate.

Il mio voto al momento propende per il SI sono al 51% propenso a votare SI.

Il 3 quesito è altrettanto interessante, non permettendo la candidatura in più collegi, tanto per intenderci non ci sarà più l’effetto Andreotti che nelle varie liste otteneva centinania d miglia di preferenze facendo eleggere persone sconosciute.

In pratica se vince il SI le candidature dovranno essere forti in ogni collegio perchè nessuno potrà essere aiutato da una candidatura civetta di un nome famoso.

In questo caso voterò SI al 99%.

Mi piacerebbe conoscere anche il vostro pensiero perchè nei confronti dei primi 2 quesiti sono veramente in dubbio.

[informazioni complete]

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Capitalismo, game over?

Il Capitalismo è un gioco molto crudele, un misto tra Monopoli e Risiko ma giocato con soldi veri e con truppe vere.

Lo scopo del gioco è quello di dominare il mondo e non come raccontano i libri, di massimizzare i profitti.

Massimizzare i profitti è solo uno step di questo grande gioco, un passaggio intermedio per giungere alla fine del gioco, il dominio del mondo, quasi in stile SPECTRE.

Ogni volta che un popolo esprime la sua volontà con lo strumento del voto, vive un inganno, perchè pensa di votare chi domani governerà.

Il potere, quello vero, è in mano a pochi gruppi capitalisti mondiali che decidono chi deve governare e che decidono pure come deve governare, pensate alle promesse di Obama sull’impegno militare USA prima delle elezioni e guardate in realtà quello che è stato deciso, deciso dai capitalisti produttori di armi.

Questa crisi del capitalismo sembrava capitata a “fagiuolo” per rimescolare le carte, perchè il capitalismo ha un pregio, ogni tanto fa piazza pulita e si riparte tutti dal via ma, purtroppo siamo già nella fase risiko del gioco e quindi non ci sono più le carti “imprevisti” e così invece di lasciar morire le aziende marce (aziende di credito,automobilistiche, assicurative et similiaa) per fare spazio a nuovi capitalisti si è preferito aggravare i bilanci di tutti gli stati per salvare i colpevoli della crisi, in pratica nel processo si è condannato la vittima,il popolo, e assolto il responsabile, i capitalisti.

Il capitalismo è passato nella fase del controllo e del presidio del territorio, fase nella quale il profitto è secondario perchè arriverà più avanti molto più avanti grazie appunto al controllo e presidio del teritorio che porta alla morte per asfissia dei concorrenti più piccoli o all’inglobamento degli stessi, tanto per fare un esempio pensate a Nestlè che si è comprata la San Pellegrino e che ora è leader mondiale di mercato nelle acque minerali con Perrier e San Pellegrino, non importa quanto abbiamo pagato la San Pellegrino e se ci metteranno 20 e più anni ad ammortizzare l’acquisto, di fatto ora presidiano e controllano il loro territorio senza più concorrenti.

Il capitalismo ha però una necessità fisiologica, la crescita, pena l’implosione e quindi ogni giorno è alla ricerca del metodo migliore per crescere e per questo motivo trasferisce le produzioni in paesi poveri, lo fà per vari motivi, il più gettonato è quello di abbassare i costi di produzione delocalizzando (bella parola che significa semplicemente tolgo a te e porto a lui) ma, la verità vera è quella di far crescere nuovi consumatori che con il tempo si aggiungeranno ai clienti abituali contribuendo alla crescita. Detta così sembrerebbero quasi dei capitalisti illuminati ma, non lasciatevi affacinare dal luccichio degli specchietti perchè dove delocalizzano non rispettano i lavoratori e tanto meno l’ambiente cosa che sarebbero tenuti a fare nei paesi d’origine, quindi ricordatevi che ogni volta che comprate uno dei loro prodotti avete contribuito ad inquinare e  a maltrattare qualcuno.

Il capitalismo ha anche delle enormi capacità di adattamento a qualsiasi situazione, ricorderete gli stipendi slegati dal lavoro, il posto di lavora a tempo indeterminato a vita, più salario meno orario, i più vecchi si ricordano anche la scala mobile, bene il capitalismo si è adattato anche a questo, innovando i processi produttivi, dove prima ci volevano 10 lavoratori ora ne basta mezzo,tutto è standarizzato e se non è standarizzabile viene immediatamente escluso, dove rimane necessario del lavoro manuale, questo viene dato in appalto ad aziende di manodopera che lavorano con lavoratori di cooperative e similari tornando di fatto al cottimo e trasformando, per l’azienda appaltatrice, il lavoro da costo fisso a costo variabile con notevole ossigeno per conto economico e finanziario.

La cosa più interessante di tutto ciò è che il Capitalismo, al momento, è l’unico sistema in grado di garantire un minimo di democrazia e di benessere ad una parte importante della popolazione mondiale, utilizzando il resto come pattumiera ma questo fino a quando durerà?

Ai posteri l’ardua sentenza e a voi i commenti.

P.S.: L’autore di questo post è un capitalista che non ha mai, neanche per sbaglio, avuto simpatie comuniste o similari.

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La caduta degli dei

La sinistra continua a raccogliere sconfitte su sconfitte e persevera nel non capirne i motivi.

Soru è un pessimo politico, un leader che non è capace di fare il leader o meglio è convinto che per fare il leader l’unico sistema è quello di scimiottare Mussolini e cioè tutti d’accordo con me, zitti e muti.

Purtroppo per lui essere il Presidente della Regione non significa essere il Duce, colui che comanda a dispetto degli altri e di conseguenza si è preso il 2 di picche dai suoi stessi sostenitori. Un politico intelligente cosa avrebbe fatto? SI sarebbe incontrato con i suoi e avrebbe cercato di capire che anche gli altri hanno diritto di parlare ma, lui da pessimo Duce ha fatto il gran gesto (da pirla) si è dimesso lasciando di fatto nella melma tutta la sua coalizione. Governare non significa fare la prima donna ma, significa mediare cosa che il Duce Soru non sa fare, o lui comanda e tutti zitti oppure prende il pallone e se ne va.

Il suo partito ha poi sbagliato nel ricandidarlo, avrebbe dovuto scegliere un nuovo personaggio, meno fascista, e più disponibile al dialogo per poter ricominciare da capo ma, non lo ha fatto e i risultati sono davanti agli occhi di tutti.

Certo Soru piace ai radical-chic, è ricco, è il padrone dell’Unità, parla dei poveri come solo un ricco può fare, probabilmente il vero autore della frase: “Non c’è più pane? dategli delle brioches” è proprio Soru stesso, il re della lotta di classe, rapino i ricchi e poi la corte mi costringe a ridargli i soldi perchè li ho rubati sul serio,insomma il vero campione della sinistra odierna, quella che piace ai registi, ai cantanti, a quelli di friend feed, a quelli che quando parlano di Berlusconi lo chiamano “nano di merda”, “psico nano” e altri insulti ma, per fortuna questi non sono gli italiani sono solo una minoranza di sfigati radical chic che credono di avere un intelligenza superiore, cosa tra l’altro smentita dai fatti perchè le persone intelligenti sanno capire quando sbagliano e sanno correggere i loro errori/orrori.

Se la sinistra continuerà su questa strada e con queste facce l’alternanza rimarrà una chimera e un paese senza alternanza è l’Italia dal 1946 fino all’avvento di Berlusconi, un paese dove ininterrottamente ha governato un solo partito, la Democrazia Cristiana, e dopo il compromesso storico aiutata dal Partito Comunista Italiano.

L’alternanza è l’unica vera democrazia e mi auguro che la sinistra cominci a pensare ai casi suoi analizzando le proprie batoste e proponendo qualcosa di nuovo fregandosene dei radical-chic, dei friend feeddari, tornando sul territorio ad ascoltare la maggioranza silenziosa, quelli che vivono nella realtà e non nelle splendide utopie.

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Vorrei tanto che non fosse solo l’ormai ex ambasciatore americano a dire queste cose

Saluto dell’Ambasciatore Ronald Spogli

Villa Taverna, 5 febbraio 2009

Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia
Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia

Il mio rapporto con l’Italia è cominciato con la nascita in una famiglia Italo-Americana, è proseguito prima con gli studi qui e poi con l’esperienza da Ambasciatore. Non voglio che i miei contatti con l’Italia si interrompano solo perché il mio mandato è giunto al termine. Fin dal mio arrivo, ho sempre cercato di essere estremamente schietto nelle mie analisi sull’Italia, al punto tale che una volta un giornale mi ha definito «l’ambasciatore che porta pena». Coloro che mi conoscono bene, sanno però che nutro un profondo affetto per il vostro Paese. Ogni critica è sempre stata scandita nel massimo rispetto per la terra dei miei avi. È con questo approccio che oggi vorrei congedarmi, esponendovi alcune considerazioni sulle sfide che a mio parere attendono l’Italia.

Spero che gli italiani affrontino queste sfide con spirito unitario. Ci sono chiaramente, a mio avviso, obiettivi sui quali tutti gli italiani possono convergere e sui quali è possibile ottenere un consenso nazionale e un sostegno tra i partiti, i gruppi sociali, le diverse regioni e i governi che si succederanno negli anni.

Economia
L’ambasciata ha cercato di incoraggiare quei cambiamenti economici e quelle riforme necessarie per affrontare la bassa crescita economica dell’Italia. In questo momento l’attenzione globale è focalizzata sul declino della crescita dovuto alla crisi finanziaria. Ma anche prima di questa crisi l’Italia registrava ritmi di crescita di gran lunga inferiori rispetto a quelli dei suoi partner europei. Ciò aveva posto l’Italia in una condizione di relativo declino che aveva portato il Paese ad essere considerato da alcuni come “il malato d’Europa”. Ritengo che questo problema di fondo di una lenta crescita nel lungo periodo sia molto più serio della recessione in atto.

Perché l’economia italiana cresce così poco? Ci sono molte ragioni e sicuramente il fattore demografico svolge un ruolo importante. Ma penso che il cuore del problema risieda nelle politiche e nel clima economico. L’Italia si colloca ripetutamente molto in basso nelle classifiche internazionali sulle condizioni per fare business ed investire. Tutti conosciamo i problemi: una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo secolo.

In questi anni mi sono chiesto come mai gli italiani non reagiscano nel vedere costantemente il proprio paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi. Non voglio certo dire che un paese debba dipendere ciecamente da queste analisi economiche, ma esiste uno stretto legame tra i dati positivi di queste valutazioni e le economie che vanno meglio. Gli italiani dovrebbero sollecitare i cambiamenti per far crescere il paese e soprattutto cercare di costruire un consenso intorno ad essi. Non avreste piacere nel vedere l’Italia risalire nelle classifiche internazionali e ottenere ogni anno risultati migliori? Non sarebbe una ragione di orgoglio per i rappresentanti di tutti i partiti, di tutti i gruppi sociali e di tutte le generazioni?

Ho cercato di incentrare gran parte del dialogo con gli Italiani sull’imprenditorialità. La nostra missione diplomatica ha avviato contatti con istituzioni, gruppi e singoli individui che intendevano sfruttare l’eccellenza italiana nei campi della ricerca, della tecnologia e del design come fonte per avviare nuove imprese e per sostenere la crescita economica.

Tre anni dopo sono felice di vedere che molti italiani stanno lavorando per rafforzare il legame tra la ricerca, i capitali e le imprese. Ed è particolarmente gratificante scoprire che così tanti giovani italiani si stanno avviando verso una carriera da imprenditori. I cambiamenti si realizzano, quando gli italiani li vogliono veramente e lavorano per ottenerli.

Energia
Gli effetti dell’alto prezzo del petrolio nello scorso anno sulle imprese e sui cittadini italiani e in particolare la recente interruzione delle forniture di gas russo in seguito alla controversia con l’Ucraina, dimostrano che la sicurezza energetica continua ad essere una sfida che l’Italia e i Paesi vicini devono affrontare.

L’Italia ha compiuto progressi nella diversificazione delle fonti energetiche. Lo scorso settembre ho partecipato all’inaugurazione del nuovo terminal per lo stoccaggio del gas naturale a Rovigo. La recente crisi del gas può rappresentare un’opportunità per l’Italia per dirigere i propri sforzi verso una strategia che garantisca una reale sicurezza energetica, attraverso la diversificazione delle fonti, dei fornitori e delle rotte. Vorrei esortare l’Italia ad adottare un piano di sicurezza energetica concreto e realistico che promuova la diversificazione attraverso un uso migliore delle risorse nazionali e un diverso mix di fornitori.

I progetti in materia energetica, in particolare le strutture nucleari, richiedono però tempi lunghi prima di essere completati. La sfida per gli italiani sarà quella di costruire il più ampio consenso possibile su questi progetti in modo tale che, visti i tempi lunghi e i naturali cambiamenti di amministrazioni che caratterizzano una democrazia, non ci sia la tentazione da parte dei governi che si succederanno di cancellare o cambiare radicalmente i progetti già avviati. L’Italia ha già visto troppe grandi opere rimaste incompiute e la priorità della sicurezza energetica è troppo importante per risentire dei capricci della politica. Gli italiani dovrebbero impegnarsi e sollecitare i governi a tracciare un percorso consensuale che porti ad una vera sicurezza energetica.

Proseguendo sulla strada finora intrapresa, l’Italia può centrare questo obiettivo.

Formazione
Infine, un tema fondamentale, l’istruzione. L’ho già accennato parlando di economia, ma permettetemi di aggiungere alcune considerazioni. Se c’è un settore in Italia in cui la relazione tra l’impegno e il suo riconoscimento è più debole, a me sembra che questo settore sia proprio l’istruzione superiore. Nei miei incontri con gli studenti ho percepito un profondo pessimismo sul futuro. Non sono sicuri che la laurea li aiuterà a trovare un buon lavoro e spesso ho avuto la sensazione che vedano il loro futuro non in Italia, ma altrove. Il vostro Paese può contare su giovani di grande talento. Perderli sarebbe un vero peccato.

Un fattore che limita l’occupazione in Italia è la mancanza di forti legami tra il mondo accademico e quello dell’impresa. Ci sono ovviamente delle pregevoli eccezioni: durante la mia visita a Torino, per esempio, sono rimasto favorevolmente colpito dal successo della partnership tra il Politecnico e il centro di ricerca della General Motors. Dovrebbero esserci più esperienze di questo tipo. Si tratta di un’area in cui gli Stati Uniti hanno maturato dei punti di forza dai quali potrebbe valere la pena prendere spunto. Distretti come la Silicon Valley o la Route 128 a Boston sono famosi per i loro centri di ricerca che danno vita a migliaia di nuove imprese, che a loro volta offrono opportunità di lavoro ai giovani laureati.

Durante il mio mandato ho concentrato il mio impegno su un nuovo programma di scambio che permettesse ai giovani italiani di vivere una vera immersione nella cultura d’impresa americana. Il programma lo abbiamo chiamato Fulbright-Best (Business Education and Student Training) e sono felice di aver riscontrato un grande sostegno da parte di importanti imprenditori italiani e di numerose regioni, come ad esempio la Toscana. Abbiamo lanciato il bando per la terza fase del programma, in cui manderemo oltre venti giovani nella Silicon Valley per tre mesi di studio sull’imprenditorialità e poi tre mesi di lavoro in un’azienda start-up.

Questo è stato il nostro contributo in questo campo. Ma cosa possono fare gli italiani per migliorare il loro sistema di istruzione? Vi esorto di nuovo a unirvi per raggiungere l’obiettivo di portare il sistema universitario italiano agli standard mondiali più alti. È una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali. Perché, allora, non si scelgono tre università – una del Sud, una del Nord e una del Centro – e gli si concedono uno status speciale e incentivi mirati? Si tratterebbe di sviluppare un programma per portare in dieci anni queste università ai primi posti delle graduatorie mondiali. Non sarebbe questo un obiettivo sul quale gli italiani possano convergere? Non potrebbe essere sostenuto da tutti i partiti, in un vero esempio di consenso nazionale?

In conclusione, vorrei ringraziarvi di nuovo per il vostro lavoro e la vostra collaborazione in questi quarantuno mesi. Tornerò in Italia e sarò felice di rivedervi e di osservare i progressi compiuti dall’Italia nelle sfide che l’attendono.

[fonte : Ambasciata USA]

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