- 2 luglio 2008
- Il Wolly pensiero
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Tag:dna, forze dell'ordine, giudici, impronte digitali, intellettuali, maroni, politica, professionisti indignazione, radical chic, rom
Di impronte digitali e falsità parte seconda
2 luglio 2008 Posted By wolly
Come immaginavo non è uscita nessuna proposta alternativa per risolvere il problema ne qui ne su altri blog dei vari professionisti dell’indignazione.
Gli intellettuali, i radical chic, i professionisti dell’indignazione e i disinformatori fondamentalmente vivono tranquilli con la pancia piena e ben distante dai problemi della quotidianità.
A loro non interessa nulla del benessere degli altri, l’unica cosa importante e cercare un pò di consenso tra i propri simili e assimilati.
Per fortuna di noi tutti sono la minoranza.
Una proposta alternativa io ce l’avrei, prendiamo le impronte a tutti ma dico proprio TUTTI e prendiamo anche dei campioni di DNA, io non ho nulla da nascondere e non ho nulla da temere.
Facendo così aiuteremo moltissimo sia le forze dell’ordine che i giudici nell’espletare il loro difficile e duro mestiere.
Quindi caro Ministro Maroni, fai contenti tutti ed estendi il database delle impronte digitali a tutti e magari aggiungi anche il campionamento del DNA, io ripeto non ho nulla da nascondere.
Tags: dna, forze dell'ordine, giudici, impronte digitali, intellettuali, maroni, politica, professionisti indignazione, radical chic, rom

One Response to “Di impronte digitali e falsità parte seconda”
A dire il vero, io ho la carta d’identità di tipo nuovo (quella a forma di carta di credito), e ricordo che per farla mi hanno preso un’impronta digitale elettronica. Mi hanno fatto appoggiare il dito indice su un lettore ottico. Non è la stessa cosa? E mi sta benissimo. Come proposta alternativa mi pare assai sensata. Altrimenti facciamo come i britannici che inorridiscono alla sola menzione di una carta d’identità obbligatoria. Io sono ben felice di portarmela appresso, appunto perché non ho niente da nascondere.
Il punto fondamentale mi pare questo: le impronte le prendiamo a tutti o a nessuno. Se iniziamo a prenderle selettivamente, sulla base dell’etnia (etnia, non nazionalità, visto che molti Rom e Sinti sono di nazionalità italiana), io francamente non vedo molta differenza con quanto avveniva in Germania una settantina di anni fa.